Aziende in calo l’utile di ENI

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ENI: PRODUZIONE STABILE, UTILE IN CALO NEL PRIMO SEMESTRE 2020

Si è chiuso con performance economiche in calo il primo semestre 2020 per l’Eni, che ha visto ridursi l’utile a causa di una serie di fattori, non ultima la contrazione del prezzo del barile di greggio.

I primi sei mesi dell’anno si sono infatti conclusi per il ‘cane a sei zampe’ con un risultato netto pari a 1,52 miliardi di euro, in calo del 31% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In diminuzione, dell’11%, anche l’utile netto adjusted (che non tiene conto degli special items), a quota 1,55 miliardi.

Ancor più marcata la contrazione registrata nel secondo trimestre dell’anno: utile netto in calo del 66% a 424 milioni di euro e utile netto adjusted pari a 562 milioni di euro (-27%). Cifra quest’ultima – scrive l’Ansa, citando Bloomberg – “ben al di sotto delle stime degli analisti, che puntavano a 935 milioni di euro”. L’utile operativo adjusted si è attestato nel semestre a 4,63 miliardi (-6%) e nel secondo trimestre a 2,28 miliardi (-11%).

Stabili invece i ricavi complessivi, pari nel semestre a 36,98 miliardi (+3% rispetto ai 36,07 miliardi del primi semestre 2020) e la produzione di idrocarburi, che si è mantenuta attorno a 1,83 milioni di boe/giorno nel trimestre e nel semestre, sostanzialmente invariata. Per l’intero anno, Eni stima una crescita della produzione tra il 2% e il 2,5% su base annua, allo scenario di budget di 62 $/barile.

A pesare sui conti della corporation italiana è l’ “effetto scenario”, vale a dire il prezzo del petrolio che è sceso da una media i 70,55 dollari del primo semestre 2020 a 66 dollari nel 2020, ma contribuiscono negativamente al confronto anche l’operazione di deconsolidamento in Norvegia (Eni Norge) e i nuovi standard Ifrs16.

Il CEO dell’Eni Claudio Descalzi si è comunque detto soddisfatto “degli eccellenti risultati finanziari” raggiunti dal gruppo: “La generazione di cassa dell’esercizio, in incremento di oltre il 20% nonostante uno scenario meno favorevole rispetto al semestre precedente, ha coperto ampiamente tanto gli investimenti, a cui continuiamo ad applicare una rigorosa disciplina, quanto la remunerazione degli azionisti che oltre al saldo dividendo include ora anche il buy-back. Di conseguenza il debito è sceso rispetto a quello di bilancio di un ulteriore 5% a 7,87 miliardi di euro prima della passività per leasing”.

I risultati positivi, per il numero uno della major id San Donato, sono arrivati “grazie alla performance industriale. Nell’Upstream il nostro modello operativo, concepito per portare in produzione le riserve nel più breve tempo possibile, ha portato all’avvio della produzione dell’Area 1 in Messico a meno di un anno dall’approvazione del piano di sviluppo. Abbiamo inoltre aumentato per via organica la nostra base produttiva crescendo principalmente in Egitto dove il campo di Zohr si avvia al raggiungimento del plateau. Prosegue poi in Gas & Power il trend positivo del portafoglio long-term con il rinnovo del contratto di fornitura da Sonatrach”.

Aziende: in calo l’utile di ENI

Le imprese energetiche sono un pilastro importante dell’economia del nostro paese per questo gli azionisti, gli investitori, i cittadini e la politica, tengono in particolare considerazione quel che accade ad aziende grandi come l’ENI. Una notizia, non bella, è quella del calo degli utili dell’ENI. Di recente, l’Ad di ENI, Paolo Scaroni, si è presentato alla stampa parlando dei risultati economici ottenuti dalla sua azienda in Italia e in Europa. Il contesto di recessione che caratterizza il Vecchio Continente, infatti, ha determinato una riduzione dei risultati positivi dell’azienda.

Per esempio, a livello pratico, la decisione di interrompere la produzione di energia in Libia e Nigeria, è stata molto influente così come la perdita di vigore, a livello azionario, dei risultati di SAIPEM. Ad ogni modo ENI non si butta giù e per mezzo dell’amministratore delegato spiega di essere comunque soddisfatta dei progressi operativi registrati nel primo semestre dell’anno.

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I primi sei mesi del 2020 si sono chiusi per ENI con un utile netto di 1,82 miliardi di euro che rappresentano il 51 per cento in meno rispetto al periodo precedente. L’utile cosiddetto adjusted è stato valutato intorno ai 2 miliardi di euro, precisamente 1,96 miliardi, sempre in calo del 46%. In questo calo è compresa la perdita di SAIPEM che sarà però contabilizzata nel secondo trimestre.

Eni, l’utile netto scende a 2,87 miliardi, Nel nuovo piano emissioni ridotte dell’80% entro il 2050

Il colosso petrolifero annuncia il suo Piano d’Azione a quattro anni, ma anche la strategia a lungo termine, con una massiccia riduzione dell’impronta cabonica diretta e indiretta e il gas che arriverà a raggiungere l’85% della produzione totale. L’ad Descalzi: “Più rinnovabili ed economia circolare”. Il dividendo 2020 sale a 0,89 euro ad azione

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ROMA – Il 2020 sarà un anno senza sorprese per chi possiede azioni dell’Eni. L’azienda petrolifera – che presenta oggi il suo Piano d’Azione 2020-2023 – “conferma la politica di remunerazione degli azionisti”. Per quest’anno, dunque, “prevede un dividendo pari a 0,89 euro per azione in crescita del 3,5 per cento”.

Non brillanti i conti del 2020. L’Eni chiude l’anno con un utile netto rettificato in calo del 37% a 2,87 miliardi di euro, l’utile operativo in calo del 24% a 8,59 miliardi e una riduzione del flusso di cassa netto da attività operativa. del 9% a 12,39 miliardi. La produzione di idrocarburi è cresciuta invece dell’1% a 1,87 milioni di barili al giorno. Annunciato anche l’acquisto di azioni proprie (buyback) per 400 milioni di euro.

Il piano strategico, emissioni dirette e indirette ridotte dell’80% entro il 2050

Ma l’azienda presenta anche un Piano Strategico di lungo termine al 2050. Il dato più rilevante riguarda la previsione delle emissioni di anidride carbonica dell’80% entro questa data. Una sforbicata che, nella nuova metodologia utilizzata dall’azienda, riguarda non soltanto le emissioni dirette ma anche quelle indirette che derivano dall’utilizzo dei prodotti.

In questo scenario, l’Eni immagina una “crescita della produzione upstream a un tasso annuo del 3,5% fino al 2025” (tra esplorazioni acquisizioni di diritti, estrazioni di idrocarburi), con un “successivo flessibile declino principalmente nella componente olio”. La produzione gas “al 2050 costituirà circa l’85% della produzione totale”.

Dice l’amministratore delegato Claudio Descalzi: “L’Eni del futuro sarà ancor più sostenibile. Sarà rinforzata nel suo ruolo di attore globale nel mondo dell’energia, arricchita da business quali le rinnovabili e l’economia circolare, oggi ai primi passi ma con uno sviluppo futuro di rilievo e altamente connesso ai business esistenti”.

“La strategia che annunciamo oggi rappresenta per noi un passo fondamentale. Abbiamo disegnato l’evoluzione di Eni nei prossimi 30 anni coniugando gli obiettivi di continuo sviluppo in un mercato dell’energia in forte evoluzione con una significativa riduzione dell’impronta carbonica del portafoglio”.

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