Banche sull’ottovolante per il Basilea III

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Finalizzazione delle riforme di Basilea III

07 dicembre 2020

Il Gruppo dei Governatori delle Banche centrali e dei Capi delle Autorità di vigilanza (Group of Central Bank Governors and Heads of Supervision – GHOS) ha raggiunto oggi un accordo sulla finalizzazione del pacchetto di riforme regolamentari noto come “Basilea III”.

La Banca d’Italia saluta con favore l’accordo, che rappresenta il completamento delle risposte alle debolezze del quadro regolamentare emerse nel corso della crisi finanziaria globale, introduce un insieme di regole che rafforzano la solidità del sistema bancario e supportano l’erogazione del credito all’economia, contribuisce a ridurre l’incertezza regolamentare sul sistema bancario internazionale.

L’obiettivo principale dell’accordo è quello di ridurre l’eccessiva variabilità nel calcolo delle attività ponderate per i rischi (Risk Weighted Assets, RWA) tra le banche. Un’eccessiva variabilità, infatti, riduce la comparabilità tra i coefficienti di capitale, mina la fiducia degli operatori di mercato sulle metodologie di calcolo dei requisiti patrimoniali sviluppate internamente dalle banche, aumenta il costo dei fondi raccolti dagli intermediari sul mercato.

Le riforme entreranno in vigore il 1° gennaio 2022; al fine di garantire una introduzione graduale delle nuove regole è previsto un regime transitorio della durata di cinque anni. Il GHOS ha deciso di posticipare al 1° gennaio 2022 anche l’entrata in vigore della “Revisione complessiva del portafoglio di negoziazione” (Fundamental Review of the Trading Book, FRTB), originariamente fissata al 1° gennaio 2020.

Principali contenuti dell’accordo

Il pacchetto di riforme approvato dal GHOS introduce le seguenti principali innovazioni:

  • un nuovo approccio standardizzato per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito;
  • vincoli all’utilizzo dell’approccio basato sui modelli interni (Internal Rating Based, IRB) per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito;
  • un nuovo approccio standardizzato per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio operativo, che sostituirà tutti gli attuali approcci, incluso il Metodo Avanzato di Misurazione (Advanced Measurement Approach, AMA);
  • un buffer addizionale di capitale per le istituzioni a rilevanza sistemica globale nell’ambito della disciplina sull’indicatore di leva finanziaria (Leverage Ratio);
  • un output floor, che fisserà un livello minimo ai requisiti patrimoniali calcolati sulla base dei modelli interni pari, a regime, al 72,5 per cento di quelli calcolati sulla base dei metodi standardizzati.

L’introduzione dell’output floor, in particolare, contribuirà alla riduzione dell’eccessiva variabilità nel calcolo delle attività ponderate per i rischi, favorendo così la trasparenza e la parità concorrenziale.

Al fine di favorire il finanziamento delle piccole e medie imprese, l’accordo prevede – in linea con quanto già in vigore nell’Unione europea – un trattamento preferenziale per le esposizioni verso queste controparti nell’ambito della metodologia standardizzata per il rischio di credito. Inoltre, alle esposizioni garantite da ipoteche su immobili residenziali, ritenute relativamente meno rischiose, si applicheranno requisiti patrimoniali generalmente più contenuti rispetto alle regole attualmente vigenti. Si tratta di previsioni importanti per il mercato italiano.

Pubblicazione di un Discussion Paper sulle esposizioni sovrane

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Oggi è stato anche comunicato che il Comitato di Basilea ha completato la revisione del trattamento regolamentare delle esposizioni sovrane con la pubblicazione di un Discussion Paper sul tema. Tuttavia, dato che non è stato possibile raggiungere un consenso sull’opportunità di rivedere il trattamento al momento in vigore, che rimane quindi invariato, il Comitato ha deciso di non sottoporre a consultazione pubblica le possibili opzioni regolamentari illustrate nel Paper.

Banche sull’ottovolante per il Basilea III

Nelle ultime due settimane, il settore finanziario, è stato attraversato da due movimenti molto forti, il primo è il calo dello spread, il secondo e più recente è l’accordo Basilea III. Entrambi questi “episodi” hanno generato una ventata d’acquisti.

I titoli degli istituti di credito, in questo momento di grandi acquisti spinti dal raggiungimento dell’accordo Basilea III, hanno visto incrementare i loro titoli in modo entusiasmante. Si conferma stella del firmamento di Piazza Affari, l’azione Monte dei Paschi di Siena che guadagna ancora il 7 per cento. Unicredit stessa, superata la soglia critica dei 4 euro, arriva fino al +1,8%.

Il Monte dei Paschi è sicuramente emblematico rispetto agli altri bancari visto che gli sono bastate due sedute di contrattazioni per arrivare ad un incremento del valore prossimo al 20 per cento per poi chiudere con il +6,89% nella giornata di ieri tornando alle azioni singole del valore di 28 centesimi.

Gli scambi sul titolo sono stati pari al 10 per cento circa del capitale, quindi sono stati comprati e venduti ben 1,16 miliardi di pezzi.

I titoli bancari in generale hanno guidato il listino milanese e poi hanno avuto un leggero calo, ma se si pensa che il Ftse MIB era in negativo, si capisce l’importanza del recupero dell’1,3 per cento del settore bancario.

Definizione di Basilea III

Cos’è Basilea 3?

Gli accordi di Basilea III propongono delle nuove norme destinate al settore bancario. In seguito alla crisi dei mutui subprime del 2007, l’FSB (Financial Stability Board, Consiglio per la stabilità finanziaria) e il G20, riunitisi a Seul nel 2020, hanno contribuito alla stesura di nuove misure di stabilità per il sistema bancario mondiale.

Dallo studio delle conseguenze causate dalla crisi, è emerso che l’impatto sulle banche era associato ad una crescita eccessivamente rapida delle voci in bilancio e fuori bilancio delle banche, unita a fondi propri di scarsa qualità. I fondi propri sono destinati a coprire i rischi e, per questo motivo, è necessario migliorare la loro qualità, in ragione del livello di rischio assunto dalle banche e della loro interdipendenza.

Contesto di Basilea III

Gli accordi di Basilea III sono stati annunciati nel 2020, ma alcune delle misure previste peccano di chiarezza. I requisiti di Basilea III avranno un impatto diretto sulla strategia e l’attività delle banche. Obiettivo di queste norme è garantire una maggiore stabilità, un’esigenza richiesta a gran voce da un’opinione pubblica molto attenta all’attività delle banche, alla luce delle ripercussioni che la crisi finanziaria ha avuto sull’economia mondiale.

Modello di Basilea III

Basilea III si basa su tre grandi linee direttrici e mira ad esercitare in futuro un’influenza sulle stesse. In sintesi:

Capitale e Basilea III
Liquidità e Basilea III
Rischio sistemico e Basilea III
Aumentare i fondi propri di base (Tier 1) e migliorarne la qualità Definire un nuovo coefficiente di liquidità a breve termine (LCR) Prevedere l’utilizzo di camere di compensazione (CCP) quando si effettuano transazioni associate a prodotti derivati
Essere meglio attrezzati contro il rischio globale Definire un nuovo coefficiente di liquidità a breve termine (LCR) Le transazioni e l’assunzione di rischi tra operatori finanziari dovranno essere accompagnate da un aumento dei fondi propri
Limitare l’effetto leva (la crescita del bilancio) Possibile aumento del livello di Capitale
Definizione di un buffer di sicurezza (protezione anticiclica)

Principali novità di Basilea III

1- Fondi propri di migliore qualità

Uno degli obiettivi di Basilea III è garantire una maggiore protezione delle banche in caso di perdita, aumentando la qualità dei fondi propri. Al riguardo, le banche dovranno:

  • Aumentare la quota di Common equity nel Tier 1, ossia le azioni ordinarie, le riserve (con conseguente aumento degli utili/perdite portati a nuovo).
  • Sottrarre al Tier 1 gli interessi di minoranza, le partecipazioni in altre banche e le attività fiscali differite.
  • Introdurre in bilancio il Tier 2.
  • Ridurre e, in seguito, escludere i prodotti finanziari ibridi coperti dal common equity.

Queste misure comporteranno per le banche un aumento del capitale ed una riduzione dei dividendi distribuiti, in particolare a causa dell’incremento degli utili/perdite portati a nuovo. Le banche sono indotte ad emettere prodotti convertibili in azioni per aumentare i fondi propri quando il livello di questi ultimi è troppo basso.

2- Livello di fondi propri più elevato

È stato osservato che, nel 2007, il livello di fondi propri a disposizione delle banche era troppo limitato. Basilea III propone di aumentare tale livello, oltre a migliorare la loro qualità, introducendo nuove regole:

  • Tier 1 (Common equity)
  • Coefficiente “Core Tier One” più elevato: dal 2% al 4,5%
  • Nuovo buffer di sicurezza al 2,5% (previsto per il 2020)
  • Livello del common equity pari ad almeno il 7% (obiettivo per il 2020)
  • Fondi propri totali:
  • Coefficiente di solvibilitàpiù elevato: dall’8% al 10,5% (buffer di sicurezza incluso)
  • Creazione di un ulteriore buffer di sicurezza anticiclico per il rischio di settore

Queste nuove misure dovrebbero indurre le banche a prendere le distanze dagli attivi ammissibili nei fondi propri e raggiungere livelli di solvibilità e coefficienti “Core Tier One” più elevati, per mantenere solide politiche di distribuzione.

3- Diminuire l’effetto leva ai sensi di Basilea III

Basilea III mira inoltre a porre un freno alla crescita del bilancio delle banche. Per effetto leva si intende il rapporto tra il capitale e le esposizioni totali. Le nuove misure che regolano questo punto sono:

  • Effetto leva limitato al 3% del Tier 1: le esposizioni potranno essere al massimo 33 volte superiori rispetto al Tier 1.
  • Inizio dello studio nel 2020
  • Coefficiente minimo previsto per il 2020

Questa misura rischia di causare una stretta creditizia e, pertanto, minori finanziamenti all’economia. Si rischia inoltre che le banche, nel tentativo di ottenere buone valutazioni da parte delle agenzie di rating e del mercato a livello globale, puntino a raggiungere dei livelli sempre più rigorosi relativamente all’effetto leva.

4- Una migliore gestione della liquidità

Liquidità a lungo termine

Basilea III intende definire un coefficiente di liquidità a lungo termine (NSFR) per indurre le banche a trovare risorse di finanziamento stabili. Questa misura implica l’introduzione di determinati criteri:

  • Rating dei vari profili di attivi ed, in seguito, associazione con i livelli di risorse stabili raccomandati (in base ai rispettivi rischi)
  • Nuova ponderazione degli attivi che necessitano di un determinato livello di finanziamento (in base ai rispettivi rischi):
  • Tra lo 0% e il 5% per i conti correnti e i titoli di Stato
  • Tra il 65% e l’85% per i prestiti ai privati e i prestiti ipotecari
  • 100% per tutti gli altri attivi

Questa ponderazione va intesa come il livello al quale è necessario finanziare un attivo attraverso risorse stabili:

  • Nuova ponderazione per quanto riguarda la qualità dei finanziamenti (in base alla loro stabilità):
  • 100% per il Common Equity
  • Dall’80% al 90% per i depositi dei clienti
  • 50% per i prestiti non garantiti o con scarse garanzie

Questa ponderazione va intesa come i livelli massimi ai quali è possibile finanziare un attivo con le suddette risorse. In questo modo è possibile valutare la stabilità delle risorse.

Questa misura dovrebbe indurre le banche ad ottenere finanziamenti più diversificati per non essere dipendenti da una determinata tipologia di risorsa.

Le banche dovranno valutare, in percentuale, la stabilità delle proprie risorse in bilancio e la necessità di finanziamento di ogni attivo.

Liquidità a breve termine

Basilea III prevede la creazione di un coefficiente di liquidità a breve termine (LCR) per il quale la soglia minima ammissibile è il 100%. Obiettivo di questa misura è migliorare la solvibilità delle banche sul breve termine. Ai sensi di questa misura, le banche dovranno:

  • Proteggersi contro le situazioni di stress ricorrenti attraverso il possesso di attivi liquidi e di buona qualità, che consentano loro di resistere a esborsi di tesoreria per almeno 30 giorni.
  • Ponderare gli attivi in base alla loro qualità e liquidità.

Per soddisfare il requisito di solvibilità a 30 giorni, le banche saranno indotte ad investire in attivi di elevata qualità ma con una redditività inferiore.

5- Copertura contro il rischio sistemico di Basilea III

Basilea III prevede l’obbligo di procedere ad un aumento di capitale per mettere al riparo le banche dal portafoglio di negoziazione (con questo termine si intende l’insieme di strumenti e prodotti finanziari detenuti nell’ambito di una negoziazione o di una copertura di altri prodotti), in particolare durante una futura crisi.

Le misure previste sono le seguenti:

  • Ridefinizione dello stressed VaR (strumento volto a misurare il rischio di mercato di un portafoglio bancario) con l’introduzione di un onere di capitale.
  • Aggiunta di ulteriori oneri di capitale per far fronte alle esposizioni ai rischi di insolvenza o al deterioramento del rating di determinati attivi.
  • Indurre le banche a ricorrere alla camera di compensazione per le transazioni associate ai prodotti derivati.
  • L’aggiunta del rischio di correlazione tra le istituzioni finanziarie e pertanto del rischio di contagio tra queste ultime.

Le banche saranno indotte a limitare i volumi delle transazioni concluse con altre banche ed istituzioni finanziarie. Inoltre, è necessario controllare meglio il rischio di controparte associato ai prodotti derivati. Pertanto, queste misure intendono apportare una modifica globale al portafoglio di negoziazione delle banche.

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