BlackBerry, la società potrebbe tornare in mano ai fondatori

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BlackBerry, la società potrebbe tornare in mano ai fondatori

Novità salienti per quanto concerne una delle aziende più influenti in fatto di device e nello specifico per ciò che riguarda il comparto degli smartphone, BlackBerry. La notizia è che i co-fondatori di BlackBerry, i quali rispondono al nome di Mike Lazaridis e Doug Fregin, hanno presentato una documentazione all’ente di controllo della Borsa americana (ovvero alla Securities and Exchange Commission) Sec, che è l’ente che equivale alla nostra Consob, tramite il quale dichiarano in maniera congiunta di essere in una fase in cui stanno considerando la possibilità di proporre un’offerta al fine di acquistare una larghissima parte delle azioni che non sono ancora in loro possesso.

Stando ai dati di fine 2020, Mike Lazaridis era in possesso del 5,8% del capitale azionario di BlackBerry, ma negli ultimi mesi potrebbe essere aumentato fino all’8%.

Dal documento si evince che Mike Lazaridis e Doug Fregin ci stanno lavorando. Nello specifico, Lazaridis e Fregin stanno prendendo in esame tutte le alternative disponibili per ciò che concerne la loro partecipazione nelle azioni, incluso, senza alcun tipo di limitazione, una potenziale acquisizione di tutte le azioni in circolazione attualmente non da loro possedute. Ciò porterebbe i due co-fondatori ad entrare in possesso del pacchetto azionario di maggioranza di BB, ovvero di quel marchio che è a tutti gli effetti una loro creazione.

Concorrenza

Per l’acquisto del’azienda, messa sul mercato già dallo scorso agosto dopo le vendite deludente degli ultimi dispositivi, al momento c’è sul tavolo solo l’offerta presentata da Prem Watsa, mentre quella di Fairfax (Canada Fairfax Financial Holdings) sarà presentata il prossimo 4 novembre.

BlackBerry, un nuovo smartphone in arrivo

Dopo l’interessante smartphone con tastiera BlackBerry Key2 e la sua versione low cost, il marchio della mora potrebbe tornare su un nuovo telefono

È da tempo ormai che BlackBerry non fa più parlare di sé. L’ultimo smartphone degno di nota uscito con il marchio della mora impresso sulla scocca è BlackBerry Key2 LE, e risale ormai a diversi mesi fa. Presto però il gruppo cinese Tcl — che da ormai un paio d’anni si occupa della produzione e della vendita dei dispositivi a marchio BlackBerry — potrebbe annunciare qualche novità al riguardo.

L’ipotesi arriva da un’analisi dell’ultima versione dell’app BlackBerry Dtek, la suite per la sicurezza sviluppata dalla società canadese e realizzata in esclusiva per gli smartphone del marchio. Spulciando la struttura del software come ha fatto in questi gironi un utente del portale CrackBerry, si notano infatti dei riferimenti a un modello di telefono per ora inedito, provvisto di identificativo BBI100 e nome in codice Adula.

Del gadget purtroppo non si sa altro. Si può ipotizzare che arriverà con l’ultima versione di Android già a bordo (che l’ultimo prodotto di punta ancora non ha ricevuto), ma al di là di questo è presto perfino per immaginare che tipo di telefono sarà — se un modello con tastiera, un classico smartphone tutto schermo o un ibrido con tastiera a scorrimento come il Priv uscito ormai nel 2020.

Ipo Royal Mail sbanca a Londra

Potrebbe passare alla storia come la più grande privatizzazione dopo quella riguardante British gas. Stiamo parlando dell‘offerta pubblica di Royal Mail, le poste britanniche. Il titolo ha debuttato lo scorso 11 ottobre sul grey market e domani sarà il giorno tanto atteso dell’arrivo sul listino ufficiale. L’entrata sul mercato ha suscitato non pochi scandali. Basti pensare che secondo gli analisti non più tardi del 2020, a fronte di un taglio del 3% del personale, Royal Mail potrà valere almeno 10 miliardi di pound, il triplo di quanto oggi indica il Tesoro. Secondo altri istituti, le cui previsioni sono state stilate andando ‘con i piedi di piombo, le poste inglesi hanno un valore non inferiore a 4,5 miliardi, ovvero il 38% circa più del collocamento, mentre IG si attende un guadagno istantaneo per gli azionisti non inferiore al 21% nei primissimi scambi di questi giorni.

Quello di Royal Mail è l’ennesimo caso di privatizzazioni illustri in Gran Bretagna. Nella terra della Regina non si finisce mai di privatizzare, anche perché quasi sempre il successo è garantito. Pochi casi fanno eccezioni. C’è da dire che ci sono voluti anni per cedere Royal Mail ci sono voluti anni. L’operazione non è stata certo semplice. I cittadini del Regno Unito hanno a cuore questo istituto e il Governo ne ha in qualche modo ‘approfittato’. Non a caso, ad oggi e dopo soli pochi giorni, le richieste di titoli sono state sette volte superiori al previsto, con 700mila domande da parte di privati, ai quali si affiancano gli istituzionali.

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L’esecutivo ha scelto di agevolare i micro azionisti premiando coloro che avevano richiesto il taglio minimo di titoli (750 sterline) e penalizzando gli ingordi: chi ha cercato di sottoscrivere azioni pari a 10mila pound non ne avrà nessuna.

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