Economia USA influenza l’USD

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Economia USA influenza l’USD

Il ForEX è sicuramente uno dei settori più frequentati da chi investe in opzioni binarie ma rappresenta anche uno dei terreni di scontro acerrimo tra gli investitori che fiutano le novità in termini di politica ed economia per interpretare i trend valutari.

Di questi tempi, sotto la lente d’ingrandimento c’è il fiscal cliff americano, che oltre a rappresentare una preoccupazione in termini economici, è anche da considerare la prossima sfida che Obama, il suo staff e tutti i cittadini americani, dovranno affrontare.

Prima di fallire occorre ingegnarsi nel trovare una soluzione. Come si fa a capire la gravità della situazione? Attraverso il monitoraggio dell’US Dollar Index, conosciuto con l’acronico USDX. Il burrone sull’orlo del quale si trova l’America, determina la scelta di un passo indietro importante, una stretta del portafoglio del valore di 600 miliardi di dollari.

Per attuarla, l’amministrazione Obama sa che sarà necessario un aumento delle tasse ma anche un taglio dei fondi per la spesa pubblica. Su questi due punti deve esserci un accordo anche tra i partiti che sono rappresentati nel congresso al fine di non bloccare l’iter delle riforme.

Repubblicani e democratici, però, hanno una visione diversa del mercato, benché il punto di partenza sia il medesimo: è necessario arrivare ad una riforma fiscale. Questa incertezza sta minacciando le quotazioni del dollaro e gli analisti prevedono un nuovo downtrend dell’USDX.

Perché le Borse vanno così bene se l’economia rallenta?

I mercati azionari macinano un record dopo l’altro, ma sono prestazioni che non riflettono l’andamento dell’economia reale. Le responsabilità delle mosse delle banche centrali e le conseguenze che hanno avuto

L’economia globale ha rallentato, le incertezze crescono ma le Borse macinano un record dopo l’altro. Il motivo? È semplice: i mercati, sono stati ‘viziati’ da oltre dieci anni di massicce iniezioni di liquidità e guardano più alle mosse delle banche centrali che all’andamento del Pil e all’economia reale.

Da almeno tre anni le Borse mondiali valgono più del Pil del Pianeta. Il sorpasso è avvenuto nel 2020, grazie alle immissioni di liquidità da parte delle banche centrali, e da allora la forbice si è allargata, cioè le Borse hanno continuato a correre e l’economia reale molto meno. Questo vuole dire una cosa molto semplice, ma per niente scontata e cioé che, nella fase attuale, la crescita economica influenza i mercati azionari meno dei livelli di liquidità e cioè dei rubinetti finanziari, che sono regolati essenzialmente dagli interventi delle banche centrali, attraverso i tassi di interesse e gli stimoli monetari.

Paradossalmente un 2020 troppo positivo per l’economia, una ripresa sovrabbondante, eccessiva spingerebbe le banche centrali a rialzare i tassi di interesse e a interrompere i piani di acquisti dei titoli. E questo avrebbe immediatamente un effetto deprimente sui mercati azionari.

Wall Street, le Borse europee e i listini asiatici, che attualmente stanno volando a livelli record, malgrado il rallentamento dell’economia globale, sulla scia delle politiche monetarie ultra-accomodanti della Fed, della Bce, della Boj e della Boe e in vista di un possibile accordo preliminare sul commercio tra Usa e Cina, guardano con interesse all’andamento dell’economia, ma fino a un certo punto. Ai listini azionari, in questa fase, gli basta sapere che non c’è una recessione in vista e che il costo del denaro resti basso.

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I radar delle Borse sono decisamente puntati più sulle mosse delle banche centrali, sui livelli di liquidità finanziaria, sui Qe, che sulla crescita del Pil, sulla produzione industriale, sull’inflazione. L’Europa economicamente è messa peggio degli Stati Uniti e storicamente è più attenta degli Usa all’economia reale. Per questo gli analisti spiegano che all’inizio del 2020, i listini europei guarderanno con maggiore interesse di Wall Street ad un’eventuale ripresa economica.

Tuttavia, seppure un buon andamento dell’economia europea all’inizio darebbe una mano alle Borse del Vecchio Continente, una ripresa troppo positiva, non di pochi punti decimali ma dell’1,5-2%, spingerebbe la Bce a rivedere i tassi negativi e a ritirare il Qe, e avrebbe immediatamente un effetto negativo sulle Borse. Insomma, anche a causa dell’alto tasso di invecchiamento della sua popolazione, l’Europa non è in grado di sopportare tassi di interesse troppo alti. Può reggere a una lieve correzione al rialzo dei tassi, ma reagirebbe male a un brusco rialzo del costo del denaro, che pure sarebbe un toccasana per il sistema bancario.

Secondo gli esperti comunque l’ago della bilancia nel 2020 saranno probabilmente le presidenziali Usa. Per favorire una propria rielezione Donald Trump potrebbe lasciarsi tentare da mosse a sorpresa, come l’annuncio di un taglio delle tasse per i consumatori americani. Nel 2020 vinse anche grazie all’annuncio di una taglio delle tasse alle imprese. Nel 2020 potrebbe puntare a favorire i consumi. Wall Street, in quel caso, salirebbe subito alle stelle, trascinando con sé le Borse europee.

Tuttavia, come notano gli esperti, questa fiammata spingerebbe la Fed a rialzare i tassi e a quel punto per le Borse si accenderebbe la spia rossa e i mercati, per regolarsi, guarderebbero alla direzione e alla velocità di questo rialzo dei tassi. “Oltre un certo livello – sostiene Antonio Cesarano, global strategist di Intermonte Sim, – il rialzo dei tassi diventerebbe preoccupante. La soglia d’allarme scatterebbe sopra il 2,7-2,8% del Treasury decennale Usa, che attualmente è poco sotto all’1,90%. E a quel punto una vistosa correzione al ribasso per Wall Street sarebbe inevitabile”.

Gripe porcina: el impacto económico

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Crisis económica y ahora gripe porcina. Las finanzas mexicanas podrían resentir los efectos del brote que se ha desatado en la Ciudad de México y que ya ha cobrado vidas.

Durante meses México ha sufrido las consecuencias de la recesión global y algunos analistas pronosticaron -a principios de este año- que la economía del país podría decrecer más de 3%.

Pero esta cifra podría aumentar si el brote de gripe porcina se convierte en epidemia.

Son dos los aspectos que impactarían negativamente la economía mexicana.

Por un lado, está el sector de servicios, principalmente el turismo, que aporta al presupuesto de México poco más de US$13.000 millones anuales, lo que equivale a un 8% del Producto Interno Bruto (PIB).

El temor es que menos turistas viajen a México por miedo a la eventual epidemia y esto provoque una disminución en los ingresos que capta este sector. En este momento varios países han pedido a sus ciudadanos que extremen precauciones si viajan al país latinoamericano, pero ninguno ha prohibido viajar a este destino.

Pérdidas económicas

La segunda preocupación está relacionada con el mercado interno. La Ciudad de México, el principal motor económico del país, se encuentra semiparalizada. Se han suspendido conciertos, se han cerrado salas de cine y se han prohibido todo tipo de eventos masivos. Y todas estas medidas provocan pérdidas económicas.

Este problema puede tener un impacto importante en la economía Agustín Carstens, ministro de Finanzas de México

Adicionalmente, el que los mexicanos permanezcan en su casa desincentiva el consumo. En febrero, antes de que se diera a conocer el brote de gripe porcina, se informó que las ventas al consumidor cayeron más de 8% en el país, a tasa anual. Si la gente permanece varios días en su casa, gastará menos y los números anteriores podrían empeorar. “Este problema puede tener un impacto importante en la economía”, reconoció Agustín Carstens, ministro de Finanzas del país, aunque aclaró que los efectos negativos podrían ser “transitorios” y no estructurales.

El peso mexicano, sin embargo, perdió más de 3% de su valor en el inicio de las cotizaciones monetarias este lunes.

¿Efecto mariposa?

La economía global está tan interrelacionada que un evento en una parte del mundo tiene consecuencias en el resto del planeta. En cuanto los mercados internacionales abrieron este lunes, registraron algunas pérdidas provocadas por la caída en las acciones de las aerolíneas, agencias de viajes y hoteles, pues se teme que estas empresas sean de las más afectados tras el brote del virus.

La preocupación es que la gente reduzca los viajes ante el temor de un contagio global de la gripe porcina. British Airways, Qantas y otras aerolíneas cayeron más de 3% al inicio de la jornada bursátil en Asia y Europa.

Los analistas financieros aseguran que los inversionistas están actuando con cautela ante las noticias y no guiados por el pánico. El mundo está a la espera, dicen, de si se comprueban más casos en otros países y de cuán afectado se vea el sector turismo.

Hace un año el Banco Mundial estimó que de presentarse una pandemia de influenza ésta podría costar US$3 billones a la economía global provocando una caída de 5% en el crecimiento mundial.

Hace seis años, cuando apareció el brote de gripe aviar, se estimó que sólo la región asiática perdió US$80.000 millones

En 2007, el Foro Económico Mundial publicó un informe sobre potenciales riesgos globales. En uno de sus escenarios visualizó qué pasaría si se juntaran una pandemia mundial y una crisis global de liquidez, similar a la que se vive en estos momentos.

El resultado, afirmaba el documento, sería “una ofensiva contra la globalización que agravaría la caída en la demanda económica global”.

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