Europa trimestre deludente e aspettative

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Equity Europa, la ripresa potrebbe arrivare a fine anno

Quest’anno la performance dei mercati azionari europei è stata deludente e, finora, al di sotto delle nostre aspettative.

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I timori per le tensioni commerciali hanno pesato sulle azioni europee

La nostra previsione all’inizio dell’anno era che il mercato europeo si sarebbe apprezzato in linea con la crescita degli utili – spiega Rory Bateman -. Tuttavia, finora ciò non si è verificato. Questo è dovuto in parte in al fatto che le previsioni sulla crescita degli utili sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno, dal 10% circa al 5-6%.

Le revisioni degli utili al ribasso sono un tema familiare, ma non spiegano del tutto i modesti declassamenti registrati sul mercato che, a nostro parere, sono più legati a fattori politici come la guerra commerciale del Presidente Trump e la situazione politica in Italia e nei Paesi emergenti.

Rory Bateman ritiene che, anche se il timore di una trade war globale ha avuto un certo impatto sulle aspettative di crescita globale, gli Stati Uniti siano in buona salute e i consumatori europei continuano a spingere la crescita dell’Eurozona. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sopra il 3% indicano un buon livello di attività, che si somma a un aumento delle aspettative sull’inflazione. In Europa, la componente relativa ai servizi nell’indice PMI continua ad essere solida.

Crescita organica e outlook deludente, De’ Longhi crolla

La crescita a livello organico si è attestata all’8,3% nell’anno e al 7,1% nel quarto trimestre, confermando le aspettative del management, ma non quelle del consenso che si aspettava un +8,5%. Le previsioni non sono incoraggianti e Banca Akros taglia il rating da hold a reduce

di Francesca Gerosa 28/01/2020 10:45

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Il titolo De’ Longhi crolla del 7,07% a quota 22,62 euro a Piazza Affari dopo aver conseguito nel 2020 ricavi preliminari in crescita del 5,3% a circa 2,077 miliardi di euro, grazie a un quarto trimestre in crescita del 5,7% a circa 776 milioni, ma sotto le attese del consenso a 789 milioni di euro. La crescita a livello organico si è attestata all’8,3% nell’anno e al 7,1% nel quarto trimestre, confermando le aspettative del management, ma non quelle del consenso che si aspettava un +8,5% (9% Banca Imi). La crescita organica dei ricavi è stata positiva in tutte le aree geografiche, con Apac e Meia in crescita a due cifre, +12,5% e +19,4% nel quarto trimestre 2020, rispettivamente. I ricavi sono stati trainati dai segmenti del caffè e del comfort.

La società ha ammesso che nell’anno appena concluso, “lo sfidante scenario competitivo e una congiuntura più difficile negli ultimi mesi, ha richiesto di rispondere a importanti mutamenti dei mercati e della domanda, adottando una gestione più aggressiva della strategia commerciale”. Comunque, ha assicurato che “seppur in un contesto di mercato che si presenta complesso anche nel 2020, questi risultati confermano la straordinaria occasione di crescita globale, in particolare per quanto concerne il caffè e il mondo della cucina”.

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Ma questo non è bastato a Banca Akros che stamani ha tagliato il rating sull’azione da neutral a reduce e il target price da 26 a 21 euro. “Le vendite sono state inferiori alle nostre aspettative e a quelle del consenso di circa il 2% nel quarto trimestre in termini di crescita organica”, ha sottolineato Banca Akros, spiegando che la differenza probabilmente è dovuta a un ammontare di sconti superiore alle attese per sostenere il contesto commerciale difficile.

Alla luce di questi, la banca d’affari ha rivisto al ribasso le stime: -7% a livello di utile per azione sia nel 2020 sia nel 2020. “Ora siamo circa il 4/6% al di sotto delle stime 2020 del consenso”, precisa Banca Akros. “Se le nostre previsioni sono corrette come sembra dai dati preliminari sulle vendite, il 2020 sarà un altro anno di crescita moderata a livello di ebitda ed ebit e complessivamente in linea con quanto registrato nel periodo 2020/2020, ovvero un tasso medio annuo di crescita del 5% e un tasso medio annuo di crescita dell’eps del 9% ma supportato dal patent box”.

Il problema è che il broker non si aspetta che il futuro sia molto diverso. Con una crescita dei ricavi nel 2020 attesa intorno al 5% è difficile immaginare una consistente leva operativa. La ragione principale dietro a tale performance è che, al momento, solo il business del caffè o circa il 50% delle vendite è in crescita, mentre il resto (cucina, riscaldamento, aria condizionata, stiratura ecc. ) non lo è. “Pertanto, a meno che queste aziende non tornino a tassi di crescita più appropriati, a nostro parere, i multipli correnti di 19 volte l’eps 2020 sono cari”.

Di conseguenza, “abbiamo fissato un nuovo target price a 21 euro, ev/ebitda di 9 volte, dal precedente a 26 euro e cambiato il rating da hold a reduce”, conclude Banca Akros. Anche Berenberg oggi ha tagliato il prezzo obiettivo sul titolo da 31 a 28 euro ed Equita da 28,51 a 26,8 euro (rating hold), sottolineando che lo scenario di mercato rimane complesso anche nel 2020 ma le opportunità di crescita del fatturato sono intatte.

“Crediamo che le dichiarazioni usate possano significare che De’ Longhi difficilmente centrerà la guidance 2020: l’ebitda è nella parte alta delle stime del consenso a 330 milioni di euro (304 milioni nel 2020, ndr). Aspettando maggiori dettagli, tagliamo la stima di ebitda 2020 del 4% a 316 milioni, l’utile per azione 2020 in media del 5% e il target price del 6% a 26,8 euro che implica un multiplo implicito ev/ebit 2020 di 13,5 volte”, indicano a Equita.

Invece Banca Imi ha ribadito il rating hold e il target price a 23 euro, pur rilevando che l’amministratore delegato di De’ Longhi ha messo in guardia sul contesto economico più difficile e sulle condizioni competitive che richiedono una gestione commerciale più aggressiva che potrebbe continuare anche nel 2020, è stata definita “complessa”, nonostante le buone opportunità ancora disponibili per i produttori di caffè e per il settore della cucina.

“Con la robusta crescita raggiunta nei segmenti ad alto rendimento, come le macchine per il caffè e le macchine da cucina, il mix delle vendite dovrebbe essere di buon auspicio per un’incoraggiante conversione delle vendite in ebitda: +11,5%, secondo quanto incorporato nei nostri dati, che tuttavia potrebbe essere compromessa dal citato aumento dei venti contrari a livello di mercato, derivante dalla combinazione tra consumi più soft e passaggio dal canale tradizionale di vendita retail all’online”, avverte Banca Imi.

E’ meno preoccupata Mediobanca Securities. “La crescita organica del +7,1% registrata nel quarto trimestre ci lascia fiduciosi sulla nostra stima attuale per il 2020 che punta a un +5,8% su base annua. L’azione è aumentata del 10% da inizio anno e ha sostanzialmente recuperato il terreno perso a dicembre a causa dei timori relativi al deterioramento del commercio retail in tutta Europa. Crediamo che tutti gli occhi saranno puntati sui risultati completi del 2020 che verranno presentati il prossimo 14 marzo, per capire meglio come si è evoluta la profittabilità del gruppo nel quarto trimestre e le aspettative della società per il 2020. Intanto sul titolo De’Longhi manteniamo il rating outperform e il target price a 28,8 euro”, conclude Mediobanca.

Tiffany, il trimestre deludente gela il titolo

25 Maggio 2020 DI REDAZIONE

Un gioiello Tiffany

Le vendite di Tiffany & Co non brillano nel trimestre e le sue azioni si spengono a Wall Street. Il gruppo newyorkese della gioielleria ha archiviato i primi tre mesi dell’anno con un giro d’affari di 899,6 milioni di dollari (circa 801 milioni di euro), in crescita rispetto agli 891,3 milioni del 2020, ma sotto le aspettative del mercato per 914 milioni. Si scontra con le attese anche il -3% registrato dalle vendite a perimetro costante, lontano dal +1,6% indicato dal consensus FactSet. Nei tre mesi, invece, i profitti sono saliti da 87,5 a 92,9 milioni di dollari, con un utile per azione di 0,74 dollari, in questo caso superando stime ferma a 0,70 dollari.

Segno meno per le vendite nelle diverse aree geografiche, con le Americhe e l’Europa in calo del 3% (nel Vecchio Continente, spiega la nota ufficiale, solo il Regno Unito ha registrato una progressione, trainato dalla sterlina debole e dallo shopping dei turisti), l’Asia-Pacific a -8% e il Giappone che perde 2 punti percentuali. Nei primi tre mesi dell’esercizio fiscale, la società non ha inaugurato nuovi store a gestione diretta e ne ha chiusi tre, portando il network a 310 vetrine.

La performance deludente nel mercato interno (gli Stati Uniti sono oggi la piazza di riferimento di Tiffany) e , in generale, le vendite same-store inferiori alle attese hanno messo sotto pressione il titolo del colosso guidato da Michael J. Kowalski, che hanno chiuso la seduta di ieri in calo dell’8,7% a New York.

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