I dati sull’economia cinese

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I dati dell’economia cinese oggi

La Cina è la seconda potenza economica al mondo e il passo per conquistare il primato sembra essere molto breve. Negli ultimi 40 anni il Paese è riuscito ad aumentare la sua crescita in modo vertiginoso, attuando delle specifiche riforme economiche che si sono dimostrate estremamente efficaci.

Come riportato da Corriere Asia, durante la crisi globale del 2009, la Cina è stata in grado di cavalcare il crollo delle borse a proprio favore, registrando un incremento del PIL pari al 9,2%.

Nonostante queste manovre finanziare non fossero viste di buon occhio dagli economisti, che già preannunciavano il rischio di una bolla finanziaria o un’overcapacity delle industrie produttive cinesi, la Cina è riuscita ad emergere come principale centro nevralgico manifatturiero a livello mondiale, rendendola uno dei protagonisti dello scenario economico globale.

L’ingresso del Paese di Mezzo nella World Trade Organization nel 2001 ha giovato profondamente al processo di esportazione, facendo aumentare i tassi annui medi composti

Nel 2020 la Cina è diventata il principale esportatore mondiale, con un valore di export pari a 2.000 miliardi di dollari, mentre le importazioni si sono fermate a 1.500 miliardi.

Il Billionaires Report ha inoltre scattato una fotografia dei miliardari cinesi, che dal 2020 al 2020 sono passati da 89 a 373 (un quinto di quelli mondiali) registrando un incremento del 39%.

Questi dati evidenziano come i legami con la Cina siano sempre più orientati ad un profilo commerciale internazionale, volto al libero scambio e all’apertura.

Anche le politiche di Xi Jinping, che in parte seguono quelle iniziate da Deng Xiaoping, strizzano l’occhio ad un mercato internazionale, che vedono la Cina come nodo focale degli scambi.

Le principali iniziative perseguite dal presidente Xi Jinping sono la costituzione della nuova Via della Seta (One Belt One Road) e l’attuazione del Made in China 2025, che punta a rinnovare e modificare le produzioni cinesi.

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La Cina dunque si rinnova e vuole diventare simbolo di qualità e produzioni di alto livello, con l’intento di diventare la prima potenza mondiale nel 2049, dopo un secolo dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

Indice degli argomenti trattati

Perché investire in Cina

Nonostante la crescita non corra più come nel decennio scorso, la Cina rimane uno dei paesi nel mondo che registra un maggior incremento del proprio PIL e delle proprie ricchezze. È un paese che suscita l’interesse di moltissimi investitori, provenienti da ogni parte del globo, dal momento che le stime del Fondo Monetario Internazionale prevedono un tasso di crescita superiore al 6% per il 2020 (il tasso di crescita dell’Italia del 2020 è stimato allo 0,2% e allo 0,8% nel 2020).

Investire in Cina: Vantaggi

Il miglioramento economico ha reso la Cina un ottimo paese in cui investire, in particolar modo per i diversi vantaggi che ne conseguono:

  • La forte crescita economica che coinvolge questo paese, rendendolo un contesto attivo e stimolante per tutte le nuove attività imprenditoriali;
  • La sua rete di infrastrutture è un’eccellenza mondiale, moltissime risorse vengono investite ogni anno in questo settore ed enormi investimenti sono stati stanziati anche per i prossimi anni per lo sviluppo della “One Belt One Road”;
  • Il mercato cinese è composto da più di un miliardo di potenziali consumatori con un elevato potere d’acquisto e nuovi bisogni che devono essere soddisfatti, soprattutto nelle città di prima e seconda fascia (Pechino, Shanghai e Canton ed altre 20 metropoli con una popolazione compresa tra i 7 e 10 milioni di abitanti) dove il potere di acquisto della classe media è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni;
  • Il processo di globalizzazione della Cina ha introdotto la necessità della popolazione cinese di acquistare prodotti e servizi “occidentali”. Anche se vi sono delle differenze in base ai settori, i modelli occidentali sono ispirati principalmente da status symbol o dal rapporto qualità-prezzo.
  • Il Made-in-Italy sta acquisendo sempre più importanza in un mercato in cui la qualità e la ricercatezza dei prodotti stanno assumendo un ruolo centrale nella definizione dello status sociale.

Investire in Cina: rischi

Nonostante possano sembrare investimenti molto appetibili e sicuri, immettersi in un nuovo mercato che si sta sviluppando molto velocemente significa anche correre qualche rischio, che può essere superato da una buona consulenza di esperti del settore.

Nello specifico ci riferiamo a:

  • Il sistema burocratico e amministrativo cinese: è molto articolato e complesso, con moltissime differenze a livello locale e territoriale; anche il modo in cui vengono gestite le società differisce dal nostro. Ad esempio vi è una differente struttura del consiglio di amministrazione e di tutte quelle regole che stanno alla base delle aziende.
  • Le differenze culturali tra Occidente e Oriente spesso si interpongono come delle vere e proprie barriere che potrebbero bloccare o far fallire le iniziative economiche che si vogliono intraprendere in Cina. Ad esempio il modo occidentale di relazionarsi con i dirigenti e con gli investitori differisce molto dal modello cinese.

I Panda-Bond: una nuova opportunità per investire in Cina

Negli ultimi accordi siglati tra il presidente Xi Jingping e lo Stato italiano ci sarebbe anche la realizzazione di un piano di emissioni obbligazionarie e la stesura di un programma volto ad un co-finanziamento delle imprese italiane che decidono di investire in Cina.

L’attuazione di questi progetti sarebbe supportata da un’intesa stipulata tra Cassa Depositi e Prestiti e Bank of China Limited, con l’intento di offrire supporto alle imprese italiane che decidono di investire nel mercato cinese.

A seguito dell’approvazione da parte di People’s Bank of China, la Cassa Depositi e Prestiti emetterà i “Panda-Bond”, una serie di titoli obbligazionari destinati a investitori istituzionali che operano in Cina.

La liquidità che verrà raccolta da questo processo sarà distribuita alle imprese italiane attraverso le banche italiane presenti in Cina e attraverso le banche Cinesi.

Gli obiettivi principali di questo accordo sono quello di rafforzare i legami commerciali tra i due Paesi, che in prospettiva potrebbero aumentare sempre più, e quello di offrire un valido supporto alle aziende italiane che decidono di entrare a far parte in modo attivo del mercato cinese.

I settori dell’economia cinese maggiormente in crescita

Nel mondo, la maggior parte delle aziende con alti profitti ha dei solidi legami con la Cina, la cui crescita economica nei prossimi anni è data per certa da molti economisti.

L’automotive resta un’eccellenza cinese che rende il paese un punto di approdo per tutti i produttori mondiali, ma i settori in cui si preventiva un aumento dei profitti sul territorio del Dragone si prospettano soprattutto nella sanità e nella produzione di energie rinnovabili.

Con l’introduzione della One Belt One Road sono state stanziate molte risorse anche nel settore delle infrastrutture, della mobilità e della distribuzione.

Un grande classico della Cina, sia per l’import che per l’export, resta il settore agroalimentare, che da sempre attira e affascina il Paese di Mezzo. Negli ultimi anni si sta registrando un aumento esponenziale anche per il Made in Italy. L’aumento delle ricchezze pro capite ha fatto sì che molti cittadini cinesi possano permettersi molti più beni di lusso (pelletteria, gioielli, cuoio e design) di provenienza italiana, da sempre sinonimo di esclusività e qualità.

Cina e Made in Italy

I consumatori cinesi stanno diventando sempre più consapevoli e attenti alle loro scelte. Questo viene dimostrato anche con l’accordo che Jack Ma, un imprenditore attivo nel settore del commercio online, ha siglato con il governo italiano, con l’intento di portare sulla sua piattaforma online Alibaba le eccellenze del Made in Italy, in modo da venire incontro alle sempre maggiori richieste dei suoi utenti online.

Anche le piccole e medie imprese stanno puntando alla Cina. Secondo un report Istat, nel 2020 l’Italia ha esportato quasi il 50% dei propri prodotti manifatturieri, in particolare quelli legati al settore calzaturiero e quello tessile, ricevendo una risposta decisamente positiva dal mercato cinese.

Food and Wine in Cina

Il settore agroalimentare occupa un grande spicchio dei rapporti commerciali tra l’Italia e la Cina. Se da sempre le eccellenze gastronomiche italiane hanno suscitato l’interesse di tutto il mondo, negli ultimi anni anche la Cina ha iniziato a mostrare una maggiore coinvolgimento verso i prodotti vitivinicoli e alimentari di origine italiana.

Secondo un report della Fondazione Italia Cina, nel primo trimestre del 2020 si è assistito ad un incremento del 62,8% di export del vino Made in Italy verso la Cina.

In generale il mercato cinese risponde positivamente all’import dei prodotti alimentari italiani: sempre nel 2020 si è registrato un incremento di +8,5% delle importazioni di prodotti italiani. Il Bel Paese occupa le prime posizioni per l’esportazione di cioccolato, pasta e olio d’oliva, seguite da vino, spumante e formaggi.

Nel complesso il Made in Italy in Cina ha generato un fatturato superiore ai 20 miliardi di dollari, battendo ogni record mai registrato prima, con una crescita superiore al 22% (ANSA).

Economia Cina

Economia della Cina (Repubblica Popolare Cinese), i principali indicatori economici, infografica, i settori economici, commercio (dati e normativa), investimenti, (rischi benefici) i rapporti con l’Italia, fonti, siti web e libri in rete.

L’economia cinese è destinata a divenire la prima economia mondiale. La Cina, negli ultimi trenta anni, ha vissuto un boom economico senza precedenti che ha permesso al Paese non solo di aumentare il benessere economico di milioni di cittadini cinesi ma di divenire un imprescindibile interlocutore economico mondiale, sia nell’economia mondiale che nella costante evoluzione dell’assetto geopolitico mondiale.
Il rapporto sull’ Economia della Cina che segue è curato e prodotto in collaborazione con RsA Asia .

Cina indicatori economici e statistiche

    Prodotto Interno Lordo: 11,8 Miliardi di Dollari (USD) Tasso di crescita economica: +6.9 % Inflazione: 2,00% Disoccupazione: 4,1% Popolazione Totale: 1.378.670.000 Popolazione Lavorativa: 705.860.000 Tassazione: Imprese 25% – Individuali dal 5% al 45% Debito Estero: 14.207 Miliardi di Dollari (USD) Debito interno: 46,20% del PIL

PIL Cina il prodotto Interno lordo cinese

crescita economica cinese variazioni percentuale PIL

Il Pil della Cina a confronto con USA, Giappone, Germania, Francia e Italia

Composizione PIL Cina

Inflazione Cina

Disoccupazione in Cina

Cina esportazioni e importazioni

Import export

Export

La Cina è il primo Paese per valore delle esportazioni, davanti a Stati Uniti, Germania e Giappone. Nel 2020 il valore totale delle esportazioni è stato pari a 2.100 miliardi di USD. I principali mercati di sbocco della produzione cinese sono stati gli Stati Uniti, i quali hanno rappresentato circa il 18,4% del totale delle esportazioni. A seguire Hong Kong (con circa il 13,7% delle esportazioni totali) e Giappone (6,2%) . I primi dieci mercati di sbocco per le esportazioni cinesi hanno costituito insieme il 59% del totale delle esportazioni cinesi del 2020.
I prodotti cinesi esportati sono principalmente legati al settore elettronico e manifatturiero. Nello specifico i maggiori prodotti esportati sono computer (6,6%), apparecchiature per la trasmissione dati (5,6%), telefonia (4,1%) e circuiti integrati (2,7%).

Import

Il valore delle importazioni cinesi nel 2020 è stato pari a 1.580 miliardi di USD. I principali partner sono Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, con quote pari rispettivamente a 10%, 9,2% e 8,5%. La quota aggregata dei primi dieci è pari al 56%; tale dato evidenzia una elevata diversificazione dell’origine dei prodotti importati in Cina e sottolinea come molti Paesi stiano cercando di entrare in uno dei principali mercati a livello globale. I prodotti importati sono principalmente legati al settore elettronico, a quello petrolifero, della plastica, dei metalli preziosi e dei materiali chimici. In particolare le importazioni di circuiti integrati rappresentano il 9,7% del totale, seguiti da petrolio (8,8%), oro (4,7%), minerali (4,4%) e automobili (3,3%).

Investimenti esteri

Il governo cinese ha incentivato gli investimenti diretti esteri (FDI foreign direct investments) sin dall’apertura ai capitali stranieri verso la fine degli anni ’70, in quanto sono stati uno strumento eccezionale per promuovere la crescita e l’innovazione tecnologica. A differenza dei propri vicini come Giappone, Corea del Sud e Taiwan, la Cina non ha potuto usufruire del supporto tecnologico fornito dagli Stati Uniti e, di conseguenza, ha adottato un proprio modello creando un ambiente molto favorevole agli investimenti stranieri: in tal modo nel Paese sono convogliati non solo ingenti capitali, ma anche tecnologia, know how e il management necessario per condurre la Cina alla costruzione di un sistema economico in grado di competere con i vicini asiatici e a livello globale. Il flusso di FDI confluiti in Cina è aumentato costantemente; tra gli anni 2001 e 2003 la Cina è stata indicata dal WTO come miglior paese di destinazione di FDI. La crisi economica globale ha causato un rallentamento dei flussi di capitale estero, che sono ripresi già negli anni successivi al 2009: attualmente la Repubblica Popolare Cinese è il paese con il maggiore afflusso di FDI. Una tendenza più recente è invece rappresentata dagli investimenti cinesi all’estero: oggigiorno infatti la Cina non deve più essere considerata solamente come un mercato nel quale investire e sempre più imprese e individui cinesi sono pronti ad allocare le proprie risorse all’estero. Per attirare i capitali cinesi è tuttavia necessario creare un ambiente favorevole, caratterizzato da una burocrazia snella e normative chiare ed omogenee.

Normativa del lavoro

I rapporti di lavoro tra i dipendenti e il datore di lavoro sono disciplinati dal “Labour Law of the People’s Republic of China”. La Labour Law, entrata in vigore ne 1995, regola tutti gli aspetti che riguardano il lavoro dipendente, in particolare le condizioni di lavoro e le tutele previdenziali e sanitarie. Sulla base di quanto disposto, l’orario di lavoro non deve superare le 8 ore giornaliere e le 44 ore settimanali, con un giorno di riposo durante la settimana. Il dipendente ha diritto ad un equo compenso per il suo contributo lavorativo, che deve essere corrisposto mensilmente. Tale compenso non può essere inferiore al minimo stabilito a livello locale e deve essere parametrato sulla base delle mansioni, delle condizioni lavorative e della località in cui il lavoro viene prestato. Il sistema contributivo cinese è basato su cinque pilastri (pensione, assicurazione medica, infortunio sul lavoro, maternità, disoccupazione) a cui si aggiunge un ulteriore fondo che agevola l’acquisto di un alloggio. Sia il dipendente che il datore di lavoro devono contribuire, in diversa misura, in questi fondi, secondo importi basati sul salario ricevuto e le percentuali fissate a livello locale. (Dati aggiornati da Asian Development Bank per il 2020)

Rapporti Italia Cina

Nel 2020 il totale degli scambi commerciali tra Italia e Cina ha raggiunto un ammontare di oltre 38,4 miliardi di euro (in contrazione dello 0,6% rispetto ai 38,6 miliardi di euro del 2020). Il totale delle esportazioni italiane verso la Cina è stato pari a 11,1 miliardi di euro (+6,3% rispetto ai 10,4 miliardi del 2020), mentre le importazioni di prodotti cinesi in Italia ha 27,2 miliardi di euro (in riduzione del 3,1% rispetto ai 28,1 miliardi registrati nel 2020). Nel 2020 il deficit commerciale italiano si è ridotto dell’8,7% rispetto al 2020, attestandosi sui 16,2 miliardi di euro. Questi numeri mostrano l’interesse crescente che i prodotti italiani ricevono in Cina, ma anche il maggiore sforzo sostenuto dalle aziende italiane verso l’internalizzazione e l’ingresso in uno dei più grandi mercati mondiali. Le energie rinnovabili, l’agroalimentare, l’urbanizzazione sostenibile, i servizi sanitari e l’aerospaziale sono campi su cui Italia e Cina possono investire, con la consapevolezza che le capacità tecnologiche e industriali italiane in questi settori possono rispondere appieno alle necessità derivanti dallo straordinario sviluppo cinese. Sulla base dei dati SACE, sono oltre 2.000 le società italiane operanti in Cina, che generano un volume di fatturato pari a 5 miliardi di USD l’anno. Il 90% degli investimenti italiani in Cina proviene da quattro regioni del Nord Italia: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. La presenza commerciale dell’Italia in Cina continua tuttavia ad essere marginale se paragonata ad altri Paesi europei come Germania e Francia, dovuta principalmente ad una mancanza di una pianificazione comune in grado di facilitare l’ingresso sul mercato cinese. Attualmente la maggior parte dei prodotti italiani esportati verso la Cina proviene dal settore della meccanica (38,8 % del totale dell’export) e manifatturiero (14,4%), in particolare beni di consumo di lusso (abbigliamento, gioielleria, alimentari, piastrelle) simbolo del Made in Italy. Un deciso incremento è stato segnato ultimamente anche nel settore auto (6,6%), arredamento (6,3%), prodotti chimici (6,2%), metallurgia e prodotti metallici (4,5%) ed elettronica (3,8%). Inoltre, poiché le autorità cinesi vogliono puntare su produzioni ad elevato valore aggiunto, prestando più attenzione ai contenuti tecnologici e al livello di impatto ambientale, la meccanica e i prodotti del Made in Italy potranno avere un ruolo importante e ampi margini di crescita. Anche il settore aerospaziale, seppure ancora marginale, sta in questi ultimi anni attraversando un periodo di crescita esponenziale che lo sta portando alla ribalta sul mercato cinese, sempre più interessato alla tecnologia sviluppata dai centri di ricerca e dalle agenzie italiane del settore.

Analisi economica Cina

L’ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, tenutosi durante il mese di ottobre 2020, ha rappresentato per l’attuale Presidente Xi Jinping non solo un’occasione per rafforzare la propria leadership all’interno del Partito, ma anche un eccezionale veicolo per comunicare alle altre potenze mondiali l’obiettivo di portare la Cina al centro delle trame politiche ed economiche globali. Progetti imponenti quali lo “ One Belt One Road ”, hanno infatti il dichiarato obiettivo di fare della Cina il punto di riferimento per le rotte commerciali terrestri e marittime e di controllare i principali snodi commerciali. Negli ultimi trenta anni l’economia cinese ha vissuto un vero e proprio boom economico, che ha permesso al Paese di diventare la seconda economia mondiale, di aumentare il benessere economico e di far uscire dalla povertà milioni di cittadini. L’apertura verso l’estero e le riforme economiche e sociali intraprese a partire dalla fine degli anni ’70 hanno innescato un percorso di crescita costante e con tassi a doppia cifra: nel 2020 il prodotto interno lordo cinese si è attestato sui 11.200 miliardi di USD, secondo solamente a quello degli Stati Uniti e superiore a quello di Giappone e Germania. Le riforme economiche promosse da Deng Xiaoping hanno quindi trasformato un Paese con una forte componente agricola nel centro manifatturiero del mondo. Lo sviluppo industriale ha successivamente innescato la crescita del settore dei servizi, tanto che dal 2020 il settore terziario è diventato il principale contribuente al PIL cinese. Nel 2020 il settore terziario ha rappresentato circa il 51% del PIL, mentre il settore secondario e primario contribuiscono rispettivamente per il 40% e il 9%.

La Cina ha affrontato la crisi economica globale del 2008-2009 attraverso un pacchetto di incentivi e stimoli economici volti a promuovere importanti progetti di investimento in infrastrutture e in industrie ad elevata intensità di capitale, e questo ha permesso di ridurre gli effetti negativi che hanno colpito gli altri Paesi. Nel 2009, l’anno in cui la crisi globale ha colpito più duramente, la Cina ha infatti conseguito una crescita del PIL pari al 9,2%, mentre le altre principali potenze economiche hanno subito una importante contrazione.

La crescita, stimolata a livello centrale, ha tuttavia destato qualche preoccupazione in diversi analisti, che hanno evidenziato potenziali rischi di bolla finanziaria e overcapacity degli stabilimenti produttivi nei settori industriali in cui si concentrano le società a controllo statale. Dal punto di vista del commercio estero, la Cina ha un significativo surplus della bilancia commerciale: in quanto principale hub manifatturiero, la Cina è infatti il principale paese esportatore al mondo, con un valore dell’export superiore a 2.000 miliardi di USD nel 2020, mentre le importazioni si sono assestate sui 1.500 miliardi di USD.

L’ingresso nel WTO nel 2001 ha giovato enormemente alla Cina, in quanto ha permesso al Paese di incrementare in maniera significativa gli scambi con l’estero: il valore nominale delle esportazioni nei 15 anni successivi all’ingresso nella WTO è cresciuto ad un tasso annuo medio composto che supera il 14%, mentre le importazioni hanno registrato, nello stesso periodo, una crescita annua media composta del 13%. Questi dati evidenziano lo stretto legame che la Cina ha instaurato con i propri partner commerciali e di come il Paese abbia utilizzato la leva commerciale per finalità politiche e strategiche: nell’ultimo decennio tale strategia ha permesso alla Cina di diventare il principale partner commerciale della maggior parte dei Paesi africani e di poter instaurare nell’area la propria influenza. Con la finalità di sviluppare ulteriormente gli scambi commerciali, la Cina ha siglato nel corso di anni una moltitudine di accordi commerciali bilaterali e multilaterali, che hanno aperto nuovi mercati in termini di prodotti. Nel 2003, la Cina ha firmato il Closer Economic Partnership Arrangement con Hong Kong e Macao, mentre diversi Free Trade Agreement (FTA) sono stati firmati con i Paesi dell’ASEAN, Australia, Cile, Costa Rica, Corea, Peru, Nuova Zelanda e Singapore.

Investimenti in Cina – rischi e benefici

Sebbene la crescita non sia più sostenuta e a doppia cifra come nello scorso decennio, la Cina rimane una delle economie più vigorose e in crescita, posizionandosi in termini di PIL generato al secondo posto dietro agli Stati Uniti. Le più recenti stime del Fondo Monetario Internazionale prevedono tassi di crescita superiori al 6% annuo per i prossimi cinque anni. Il miglioramento economico ha permesso un cambiamento strutturale dei consumi e dei bisogni della popolazione: un aumento dei redditi e del benessere, unito ad una crescente urbanizzazione, ha portato alla nascita di nuove tendenze e modelli di consumo, in particolare di beni di lusso e alimentari. I vantaggi di investire in Cina sono:

  • Forte crescita economica. La Cina è uno dei Paesi a più elevata crescita economica e ciò crea un contesto stimolante per nuove attività imprenditoriali;
  • Un mercato composto da oltre un miliardo di potenziali consumatori, con una capacità di spesa crescente e con nuovi bisogni da soddisfare, come ad esempio prodotti di lusso e servizi;
  • Rete infrastrutturale d’eccellenza. Gran parte della spesa pubblica, sia a livello nazionale che locale, è stata indirizzata verso la costruzione di infrastrutture, fondamentali per poter proseguire nel percorso di crescita. Ingenti investimenti sono inoltre previsti nei prossimi anni, in particolare per lo sviluppo della rete “One Belt One Road”.

I rischi di investire in Cina sono:

  • Sistema burocratico e amministrativo piuttosto complesso, che può variare anche tra località differenti;
  • Scarsa trasparenza e tutela della proprietà intellettuale, ambiti nel quale la Cina
  • Differenze culturali e nel modo di condurre le attività, che devono essere comprese dall’investitore straniero

I dati sull’economia cinese

In questi giorni sono stati diffusi i dati sul mercato del lavoro americano che ha dimostrato l’incapacità dell’economia a stelle e strisce di ridurre in modo efficace il numero dei disoccupati. Il rallentamento della crescita americana non è però il pallino degli investitori.

I risultati del mercato del lavoro americano riflettono un periodo di depressione che interessa anche il Vecchio Continente dove la crisi del debito ha messo KO diversi governi richiedendo numerosi sacrifici alla popolazione.

Gli investitori però, hanno apprezzato le misure economiche adottate dal summit europeo, mentre sembrano molto più preoccupati di quello che sta accadendo in Cina dove l’economia rallenta e anche le borse asiatiche perdono quota.

Ci sono dei dati che giustificano i timori espressi riguardo l’economia cinese e questa ipotesi di un calo del PIL mandarino, si riflette sugli indici del Sol Levante. I mercati, in questo avvio di settimana, sono stati caratterizzati da forti ribassi, cui è seguita una fase di consolidamento.

Il lieve sospiro di ottimismo è legato ai dati sul commercio estero cinese, visto che a giugno è stato registrato un trade surplus, nonostante la riduzione del tasso di crescita delle importazioni. Questo particolare spiega che se la Cina non importa beni dall’estero, ha una flebile domanda interna che general meno consumi e meno investimenti.

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