Il banco dell’oro continua a crescere

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Il banco dell’oro continua a crescere

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Per un appuntamento telefona al numero 070513245, avremo piacere di riceverti nei giorni ed orari a te piГ№ comodi.

La SocietГ , con le sue filiali sparse nell’isola, oggi opera non solo nel ritiro di preziosi ma anche nel settore dei servizi per operatori del settore orafo e nel campo degli investimenti in oro e argento.

Il Banco dell’Oro infatti propone una serie di servizi professionali e specialistici dedicati agli operatori economici del settore Orafo: Analisi sui Metalli preziosi, Affinazioni, Fusioni, Trattamento ceneri, Consulenze e Certificazioni sulle Pietre di Colore e altri Metalli.

Infine propone servizi di consulenza nel campo degli Investimenti in Oro e Argento.

Il Banco dell’Oro ГЁ una realtГ in crescita, basa la sua attivitГ sulla passione, la competenza e la ricerca continua nel settore orafo e degli investimenti, ed ha come obiettivo primario la soddisfazione dei propri clienti.

Investire in Oro fisico, Argento e Diamanti col Banco dell’Oro

Investire in Lingotti d’Oro e Lingotti d’Argento

In Italia, fino al 2000, era possibile per i privati possedere oro solo sotto forma di gioielli e monete. Italia, Spagna e Grecia erano, infatti, gli unici Paesi Europei nei quali i privati cittadini non potevano detenere oro fino, prerogativa delle banche. Con l’entrata in vigore del Decreto 7 del 2000, in Italia, questo divieto ГЁ stato abolito. Oggi ГЁ, pertanto, possibile anche per i privati cittadini comprare oro sotto forma di . . .

Vendita Oro da Investimento

L’oro è uno degli investimenti più antichi e più redditizi che l’umanità abbia conosciuto nella sua storia. Da millenni investire in oro è il modo migliore per ottenere elevati profitti e, nel caso, per difendere il proprio capitale da guerre, rapine statali, calamità naturali. E’ stato calcolato, ad esempio, che chi avesse investito in oro ai tempi dei romani avrebbe potuto mantenere intatto il valore del proprio . . .

PerchГЁ Investire in Oro?

Nessun altro investimento mantiene nel tempo il suo valore come l’oro. Quali sono i vantaggi dell’investire in oro fisico? Alta liquiditГ ; Diversificazione portafoglio; Bene rifugio: l’oro “fisico” rappresenta il modo piГ№ sicuro di proteggere i propri risparmi; Ogni paese industrializzato compra oro sul mercato pubblico per garantire i propri debiti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI); . . .

Investire in Diamanti

La differenza fra i diamanti da investimento e quelli che si acquistano in gioielleria ГЁ sostanziale: solo un diamante acquistato come prodotto finanziario, e certificato come tale, offre all’investitore la certezza di entrare attivamente in un vero e proprio mercato con tutti i vantaggi che la cosa comporta. PerchГ© investire in diamanti?I diamanti sono un investimento con un trend in crescita costante. Il diamante da investimento ГЁ . . .

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Il mercato italiano del factoring continua a crescere

di Angelo Paletta, docente di management

Nel pieno regime transitorio delle disposizioni su Basilea 3 e delle regole comunitarie sui NPL, le imprese italiane hanno sempre più bisogno di nuove fonti di approvvigionamento finanziario che siano complementari al credito bancario. La Banca Centrale Europea ha stimato che, da gennaio 2020 a dicembre 2020, i finanziamenti bancari alle imprese italiane non finanziarie sono diminuiti di oltre 100 miliardi di euro, passando dai circa 900 miliardi a meno di 800 miliardi di euro. Non a caso il factoring, tecnica finanziaria che favorisce la riduzione del capitale circolante attraverso la liquidazione dei crediti commerciali non ancora scaduti, sta registrando un trend di costante crescita. Stando ai dati pubblicati da Assifact, associazione di categoria del settore, il business del factoring vale il 13% del PIL e coinvolge in Italia più di 30.000 imprese, dove le PMI sono la maggioranza. I valori sono significativi: se nel 2007 i crediti ceduti ammontavano a 115 miliardi di euro, dopo undici anni nel 2020 i crediti ammontavano a 222. Un ulteriore crescita è stata registrata nel 2020 ed anche nel 2020 le prospettive sono tutte con il segno positivo tanto che sono entrate in funzione anche 5 piattaforme di invoice trading.

Questi dati sono ancora più comprensibili alla luce dei tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione nazionale, che è ancora il fanalino di coda tra gli Stati dell’Unione Europea che in media pagano entro 34 giorni. Infatti, le Pubbliche Amministrazioni hanno l’obbligo di pagare i propri debiti entro 30 giorni dalla data del ricevimento della fattura commerciale dei fornitori, ad eccezione degli enti del servizio sanitario nazionale che hanno un termine massimo di pagamento più lungo fissato in 60 giorni. In Italia, purtroppo, tali regole non sempre riscontrano un puntuale rispetto. Infatti, lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che «i tempi medi ponderati occorsi per saldare, in tutto o in parte, i 19 milioni di fatture per le quali sono stati comunicati i pagamenti, sono pari a 55 giorni, mentre i tempi medi ponderati di ritardo si sono attestati su valori pari a 7 giorni, con una sensibile diminuzione (circa il 50%) rispetto ai tempi medi di ritardo con cui le Amministrazioni pubbliche hanno smaltito (sulla base dei pagamenti comunicati in Piattaforma) le fatture passive ricevute nell’anno 2020». Infatti, secondo un aggiornamento del MEF risalente al 20 dicembre 2020, la Pubblica Amministrazione italiana ha effettuato i pagamenti di circa 19 milioni di fatture, per un controvalore pari a 115,9 miliardi di euro, corrispondente al 83% del totale dei debiti risalenti fino all’anno 2020 (al netto della quota IVA e degli importi sospesi e non liquidabili).

È facile pensare quanto ancora possano dispiegare la loro utilità sia i servizi di factoring che le diverse altre soluzioni di private debt se consideriamo che la Banca d’Italia, nella Relazione annuale del 2020, chiariva che negli ultimi 15 anni l’autofinanziamento delle imprese non finanziarie a copertura degli investimenti è stato una fonte instabile e quasi sempre insufficiente per far fronte ai fabbisogni da investimenti, al netto del credito bancario sempre più sottoposto al regime di Basilea 3 e alle recenti disposizioni sugli NPL.

I factor presenti in Italia si stanno sempre più specializzando ed al fianco dei prodotti tradizionali propongono sempre più soluzioni di finanza strutturata in versione “tailor made” per soddisfare le molteplici esigenze particolari.

Crediti certificati della PA: il sistema SIOPE+ e la gestione dei tempi di pagamento
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto che lo scorso 15 gennaio è stata pubblicata la nuova versione delle “Regole Tecniche e standard per l’emissione dei documenti informatici relativi alla gestione dei servizi di tesoreria e di cassa degli enti del comparto pubblico attraverso il sistema SIOPE+” (versione 1.4) unitamente ai relativi schemi XSD. L’implementazione del sistema informatico sarà pienamente operativa in ambiente di collaudo dal 1° aprile 2020 ed in ambiente di produzione da 1° luglio 2020. Questa notizia emanata dal Ministero di Via XX Settembre indurrebbe a sperare in una migliore gestione dei tempi di pagamento dei debiti certificati contratti dalla Pubblica Amministrazione.

Le potenzialità del sistema SIOPE+ supereranno le falle permanenti del PCC?
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze da anni sta operando un grande e puntuale monitoraggio del processo di pagamento dei debiti commerciali contratti dalle oltre 22.000 Pubbliche Amministrazioni registrate, attraverso la Piattaforma dei Crediti Commerciali (PCC), sistema tecnologico realizzato e gestito per il MEF dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato. La PCC acquisisce in modalità automatica, direttamente dal Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate (SDI), tutte le fatture elettroniche emesse nei confronti delle PA a partire dal 31 marzo 2020 e registra i pagamenti effettuati e comunicati dalle singole Pubbliche Amministrazioni. Lo stesso Ministero di Via XX Settembre, però, ammette: «Queste informazioni, tuttavia, potrebbero non essere complete: infatti, non tutti gli enti pubblici sono attivi nella comunicazione dei dati di pagamento. A questa carenza, che impedisce di avere una visione esaustiva del ciclo delle fatture, si è posto rimedio con lo sviluppo del SIOPE+, un sistema informativo che permette l’acquisizione automatica dei dati sui pagamenti».

Crediti e commercio estero in crescita
Lo scorso 12 marzo il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato i dati dell’interscambio del commercio estero da e verso l’Italia relativi all’anno 2020. I dati commerciali sono in crescita costante e l’export si attesta a 462.899 milioni di euro, mentre l’import si ferma a 423.998 milioni di euro, con un saldo commerciale netto di 38.901 milioni di euro. L’interscambio commerciale complessivo generato dalle imprese italiane è quindi di 886.897 milioni di euro. Il supporto delle imprese italiane nel commercio estero è un altro degli ambiti in cui il factoring può svolgere un ruolo sempre più crescente dato che i volumi generati sono molto significativi e consentirebbero ai factor di conquistare nuove fette di mercato.

Dalla contabilità agli strumenti per ridurre il Capitale Circolante Netto (CCN)
Il capitale circolante netto (CCN) si compone di crediti verso clienti, magazzino, crediti tributari, debiti verso fornitori e debiti tributari. Gli strumenti più utilizzati per fronteggiare queste esigenze finanziarie sono: lo sconto bancario, il portafoglio salvo buon fine, le ricevute bancarie (RI.BA.), le anticipazioni bancarie, il factoring, le aperture di credito, i finanziamenti di breve termine.
Il factoring consente alle imprese di aumentare la liquidità e migliorare il rating aziendale perché avrebbe la triplice funzione di: 1) ridurre il fabbisogno di credito bancario a breve termine; 2) ottimizzare il rapporto tra indebitamento e del merito creditizio; 3) ridurre il rapporto tra il debito ed il patrimonio netto.

Meno sofferenze, NPL e rischi di insolvenza nel factoring rispetto al credito bancario
Se volessimo effettuare a grandi linee una valutazione comparativa che ricomprenda più settori finanziari come se fosse un unico grande mercato del credito seppur molto diversificato al suo interno, ad oggi le società di factoring prevarrebbero in una competizione finanziaria nella qualità dei crediti sia con le banche, sia con gli altri intermediari creditizi non bancari. I dati pubblicati descrivono un mercato dove i crediti deteriorati nel factoring ammontano al 6%, mentre nel credito al consumo arrivano al 6,9%, invece nelle banche salgono al 14,84% e nel leasing il dato si innalza fino al 19,5%. Non per ultimo, anche nella competizione dei crediti in sofferenza i factor si attesterebbero al 3,04% contro il 9,33% contabilizzato dalle banche.

Origine normativa del factoring
Il factoring è una tecnica di cessione dei crediti aziendali non scaduti dove le imprese creditrici (c.d. “cedenti”) cedono il loro credito ad operatori specializzati (c.d. “factor”) che si occuperanno di incassare i crediti certi, liquidabili ed esigibili vantati verso altre aziende e Pubbliche Amministrazioni (c.d. “ceduti”). Il factoring ha un’origine anglosassone ed il suo impiego è stato disciplinato in Italia attraverso la Legge 21 febbraio 1991, n. 52 (G.U.R.I. n. 47 del 25 febbraio 1991). Il dispositivo legislativo approvato sotto il Governo Andreotti consente anche la cessione di crediti futuri e di crediti in massa (art. 3). Infatti, sono tre figure contraddistinguono il contratto di factoring: il factor, l’impresa commercialmente creditrice in qualità di cedente ed il debitore ceduto. Il factoring può essere una mera gestione dei crediti verso i clienti di un’azienda oppure con esso si può realizzare una vera e propria strategia di finanziamento immediato dell’impresa per velocizzare i flussi di cassa smobilizzando i crediti a breve termine legittimamente vantati verso i propri clienti. Le imprese che possono accedere al factoring sono quelle aziende che hanno come crediti non scaduti verso società pubbliche o private, ma non verso persone fisiche che non possono essere cedute. La garanzia dei crediti commerciali è in genere “pro-solvendo”, condizione che tutela il factor e gli consente di trattare con imprese di ogni dimensione siano esse italiane o estere nonché verso la Pubblica Amministrazione. La normativa italiana prevede anche che la cessione di crediti avvenga nella modalità “pro-soluto”, dato che il factor può rinunciare in tutto o in parte alla garanza di solvenza a cui la legge gli dà facoltà di ottenere verso l’impresa cedente (art. 4). Il cedente garantisce che i crediti siano essere certi, liquidi ed esigibili a scadenza del contratto. Infatti, il cedente che garantisce la solvenza dei debitori ceduti, in caso contrario, il cedente deve restituire al factor le somme ricevute anticipato, maggiorate degli interessi convenzionali e delle commissioni. I vantaggi sono di tipo commerciale, finanziario e gestionale. A livello commerciale il factoring libera risorse utili per sviluppare il core business. Il vantaggio finanziario è correlato all’aumento della velocità di circolazione del capitale d’esercizio ed alla riduzione del ciclo monetario, tanto da ridurre il fabbisogno finanziario. A livello gestionale ed in una logica di time management, il factoring permette alle società cedenti i crediti di focalizzarsi sul loro core business non sottraendo risorse di personale all’incasso dei crediti dovuti dai clienti.

Testo Unico Bancario ed i player specializzati nel mercato del factoring in Italia
Sono oltre trenta i maggiori operatori del settore del factoring in Italia ed hanno origini diverse, da quella bancaria a quella assicurativa, da quella sanitaria a quella energetica. La normativa italiana stabilisce che «il cessionario è una banca o un intermediario finanziario disciplinato dal Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia emanato ai sensi dell’art. 25, comma 2, della legge 19 febbraio 1992, n. 142, il cui oggetto sociale preveda l’esercizio dell’attività di acquisto di crediti d’impresa o un soggetto, costituito in forma di società di capitali, che svolge l’attività di acquisto di crediti, vantati nei confronti di terzi, da soggetti del gruppo di appartenenza che non siano intermediari finanziari oppure di crediti vantati da terzi nei confronti d
soggetti del gruppo di appartenenza, ferme restando le riserve di attività previste ai sensi del citato Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia» (art. 1, comma 1 lettera c, Legge 21 febbraio 1991 n. 52). Un elenco dei “factor” in ordine alfabetico è così stilabile: Aosta Factor; Banca Carige; Banca Farmafactoring; Banca IFIS; Banca Sistema; Banco di Desio e della Brianza; Barclays Bank – Succursale Italiana; BCC Factoring; Burgo Factor; Claris Factor; Credemfactor; Crédit Agricole Eurofactor; Emil-Ro Factor; Enel.Factor; Exprivia Digital Financial Solution; Factorcoop; Factorit; Fercredit Servizi Finanziari; Fidis; GE Capital Funding Services; Generalfinance; IBM Italia Servizi Finanziari; IFIS Factoring; Ifitalia International Factors Italia; MBFACTA; Mediocredito Italiano; MPS Leasing & Factoring; Sace FCT; Serfactoring; SG Factoring; UBI Factor; Unicredit Factoring.

Factoring e Fintech: la concorrenza digitale dell’invoice trading
In aggiunta agli oltre trenta player del mercato del factoring, la concorrenza è stata aumentata da 5 piattaforme digitali di invoice trading: Credimi; Fifty Finance Beyond; FinDynamic; Modefinance; Workinvoice. Queste start-up tecnologiche di factoring digitale hanno fondato la loro competitività sul mercato scegliendo come propri target commerciali le aziende con valori di fatturato molto più bassi rispetto a quelli minimi generalmente richiesti. Più in generale, ciò sta consentendo un ampliamento del mercato grazie all’ingresso di migliaia di PMI e microimprese che erano rimaste escluse dalla possibilità di liquidare i propri crediti commerciali avendo un rating aziendale non accettato dai grandi factor operanti sul mercato.

Oscar Olivari a Finanza Operativa – Parte II

Seconda parte dell’intervista di Oscar Olivari a Finanza Operativa, questa volta con uno sguardo interessante sulle prospettive dell’oro e sul suo rapporto con un altro metallo molto interessante: il rame. Perché a volte a non fare niente si rischia davvero di trovarsi nei guai. Che sia giunto il momento di mettersi al riparo?

Outlook dell’oro e il fantastico rapporto con il rame: prospettive e previsioni

Partiamo da qui: l’oro è certamente il bene rifugio più conosciuto e interessante, ma ci sono altri metalli che stanno avendo e avranno in futuro performance da tenere monitorate attentamente. Uno di questi è il rame. Molti analisti sostengono che il rapporto tra rame e oro preannunci un rallentamento economico imminente. Il rame è un metallo con utilizzo per lo più industriale mentre l’oro ricopre il ruolo di bene rifugio. Il loro rapporto ci fornisce un’informazione a dir poco incredibile. Il rame è probabilmente il primo metallo minerale usato dall’uomo, che ha posto fine all’età della pietra. Nonostante il suo antico pedigree, il rame è indispensabile per la nostra economia moderna. Su una scala di massa, la generazione e la trasmissione di elettricità, dispositivi elettrici ed elettronica sarebbe impossibile senza il metallo rosso.

Le credenziali dell’oro sono soprattutto in ottica finanziaria piuttosto che industriale. Cinquemila anni fa, gli antichi egizi costruirono le prime miniere d’oro su larga scala. Stabilirono anche il primo gold standard, fissando il suo tasso di cambio in termini di multipli di argento. Con il boom del commercio internazionale a metà del 1800, i principali paesi commerciali si sono rivolti alla carta moneta per sua comodità. L’oro, tuttavia, è rimasto il perno dell’ordine monetario. Ancora oggi, decenni dopo l’abbandono del gold standard e la proliferazione di valute legali, il Re dei metalli preziosi, l’oro fisico, continua a rimanere la più importante forma di valuta e riserva di ricchezza.

I ruoli distinti del rame rispetto all’oro, ovvero la necessità industriale del metallo rosso e la percezione comune del metallo giallo come rifugio sicuro, possono incorporare informazioni utili nei loro prezzi di mercato, in particolare in relazione l’uno con l’altro. Il rapporto rame-oro è il quoziente ottenuto dalla divisione del prezzo per libbra di rame per il prezzo per oncia troy di oro (31,1 grammi).

La domanda di rame è profondamente sensibile ai cambiamenti nella crescita economica globale. Di conseguenza, i prezzi del rame riflettono i cambiamenti nella crescita o le aspettative di crescita. La crescita economica aumenta la domanda industriale del metallo rosso, aumentando i prezzi. Al contrario la debolezza economica attenua la domanda, abbassando i prezzi. Quindi una crescita dei prezzi dell’oro fisico, come è avvenuta negli ultimi mesi, a fronte della diminuzione del prezzo del rame, indica che potremmo essere prossimi ad una fase di rallentamento economico.

Approfondimento
Oro e rame, un rapporto fantastico

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