Il ministro Grilli dopo il G20 parla dell’Italia

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Il ministro Grilli dopo il G20 parla dell’Italia

Le dichiarazioni dei leader che partecipano ai grandi incontri internazionali, sono fondamentali per conoscere il trend del sentiment e quindi indirizzare gli investimenti nel modo più oculato possibile. Oggi prendiamo in esame la dichiarazione del Ministro Grilli dopo la conclusione del G20.

Il G20 si è tenuto a Mosca dopo la pubblicazione dei dati sul PIL dell’Eurozona che hanno permesso di distinguere i paesi che hanno ancora bisogno di aiuto, quelli che potrebbero averne bisogno più in là e anche quelli che di crisi, fortunatamente possono anche non parlare più. Nell’ultimo insieme rientra ad esempio l’Irlanda.

A Mosca, poi, si è parlato delle politiche monetarie da adottare, in un periodo di forte crisi che sembrava preannunciare la guerra delle valute.

Quello che il ministro Grilli fa notare con il suo intervento è che sia sul fronte della contrazione del PIL, sia per quanto riguarda la politica monetaria dettata dalla BCE, in fondo, non ci sono sorprese. Il G20 ci ha tenuto a smorzare i toni sulla guerra delle valute ma in fondo quel che conta è il PIL.

I dati deludenti riportati dall’Eurostat che fotografano l’UE e zoomano sui paesi “sorvegliati speciali” come l’Italia, non sono una sorpresa. L’importante è non pensare che “giocando con la moneta” si migliori la competitività di un paese.

Forex: Draghi ribadisce che non è guerra tra valute

In questo momento, secondo Mario Draghi, non siamo di fronte ad una guerra tra valute, al massimo ci sarà qualche scontro tra i governi che vogliono imporre una propria politica monetaria con l’obiettivo di rilanciare l’economia dei rispettivi paesi.

Ogni volta che si parla di guerra valutaria viene in mente la differenza di vedute tra il governo tedesco e Tokyo dove, l’avvento di Abe, è coinciso con un rilancio della moneta nazionale che è andata a rompere le uova nel paniere dell’Europa.

Nell’UE, adesso, qualche leader inizia a pensare ad un modo per rispondere a quelli che sono considerati dei veri e propri attacchi sul fronte valutario. Per esempio, Hollande, è nella convinzione che soltanto deprezzando l’euro si potrà avere un rilancio completo dell’economia comunitaria. Non sono d’accordo gli altri leader che vogliono invece lasciare tutto nelle mani del mercato.

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Il tema è caldo e richiede un approfondimento oltre che uno scambio di vedute, ecco perché la discussione è stata rimandata al G-20 che si terrà nel fine settimana.

Intanto Mario Draghi prova ad abbassare i toni della discussione, spiegando che l’apprezzamento dell’euro, per quanto possa apparire sconveniente, in realtà dimostra che gli investitori sono tornati a credere nell’Europa. Il presidente della BCE nega la consistenza della guerra tra valute ma dà appuntamento, a tutti, al G-20.

Repubblica.it

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Mosca

Grilli: “Italia in recessione, non è una sorpresa”
Il G20 cancella la guerra delle valute

Dopo i dati deludenti sul Pil di Italia e dell’Eurozona, il ministro dell’Economia minimizza: “Le sorprese sono arrivate da altri Paesi”. A Mosca centrale il tema dei cambi, sminuito però da tutti gli attori principali: le valute “non devono avere come obiettivo la competitività”. Anche Grilli d’accordo: “E’ esagerato parlare di guerra”. Visco: “Meno se ne parla, meglio è”

MILANO – Il G20 smorza la guerra delle valute e per il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, i dati deludenti di Eurostat sull’economia europea, in particolare per l’Italia, non sono una sorpresa da lasciare senza fiato. Sono questi i temi principali nella giornata finale di incontri a Mosca.

“I tassi di cambio non devono avere come obiettivo la competitivita” e l’aiuto all’economia. E’ quanto si legge infatti nel comunicato finale del G20, che rafforza così il messaggio dell’ultimo vertice e riprende quanto affermato dal G7 questa settimana. Nessuna menzione, invece, al Giappone, accusato da più parti di aver iniziato la battaglia delle monete con le misure anti-deflazione della Banca centrale, che hanno avuto l’effetto di deprezzare lo yen.

“Si è concordato che non c’è currency war“, spiega dalla capitale russa il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Parlando di quello che appariva il più aspro dibattito in corso in seno al summit, quello dei cambi, spiega: “Si è discusso molto, contrariamente alle aspettative”. “Abbiamo ribadito – ha aggiunto – che i tassi di cambio non sono

obiettivo di competitività”. “Meno se ne parla meglio è, non abbiamo nulla da guadagnare”, ha aggiunto riferendosi all’acceso dibattito sulla questione. “Anche gli stessi giapponesi non hanno un movimento che danneggi l’euro direttamente, fanno politiche non per la crescita ma contro la deflazione, politiche interne”.

Il summit di Mosca opta dunque per un’opzione soft, dopo una notte intera di contatti e trattative per cercare di capire come rappresentare nel comunicato finale la posizione comune in tema di “guerra delle valute”. In sostanza, come scrivere in quattro righe che la guerra dei cambi è un rischio da evitare senza far innervosire nessuno. Dalle prime bozze circolate sembrava addirittura che il tema dovesse uscire dallo statement finale. A ulteriore dimostrazione di come in molti stanno cercando di gettare acqua sul fuoco, a cominciare dal governatore della Bce, Mario Draghi, che ieri ha parlato di “chiacchiericcio infondato e autolesionista” riferendosi alla guerra delle monete. In linea con lui anche il numero uno del Fmi, Christine Lagarde. Anche il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, stamane ha indossato le vesti del pompiere: a suo avviso non c’è nessuna guerra in corso, solo “effetti dei cambiamenti di impostazione macroeconomica nazionale”. Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e alcuni esponenti russi hanno tenuto un po’ più alta la guardia. Alla fine il compromesso si è trovato in una posizione intermedia.

Al di là della guerra valutaria, a catalizzare l’attenzione è stata ancora una volta la situazione economica difficile, corroborata dai dati presentati da Eurostat proprio alla vigilia del summit moscovita. “I dati italiani non sono una sorpresa per il 2020”, ha spiegato Grilli dal G20. “Che fossimo in una situazione di recessione – ha aggiunto – era abbastanza noto e quindi forse è stata una sorpresa per qualche altro Paese, però sicuramente non mi sembra una grande sorpresa”. Tra gli altri, ha destato particolare impressione il rallentamento della Germania. “I dati della commissione confermano che l’uscita da questa crisi è un’uscita difficile, per questo è importante l’impegno sia sulla stabilizzazione dei mercati sia sulle riforme”, ha chiosato Grilli, sottolineando che “ciò che si fa o non si fa in un Paese ha un importante impatto sugli altri, per cui è importantissimo che questa azione di riforma sia profonda e comune”.

Sulla ripresa si è espresso Visco, che ha spiegato che “nella seconda metà del 2020 ci sono condizioni per un recupero” nell’Eurozona. Commentando i recenti dati Eurostat, Visco ha ammesso che “i risultati in Europa non sono dei più favorevoli, ma la situazione è più distesa sul piano finanziario. Ci sono miglioramenti”.

( 16 febbraio 2020 ) © Riproduzione riservata

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