Immobiliare la ripresa parte da Shanghai

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Immobiliare: la ripresa parte da Shanghai

Adesso c’è da scommettere che il nostro settore immobiliare ripartirà al più presto. Una recente indagine di un’associazione di categoria, infatti, spiega che ci sono molti investitori cinesi pronti ad acquistare nello stivale. Il settore immobiliare italiano ha attraversato nel 2020 il suo anno peggiore visto che i cali delle compravendite sono arrivati al 50 per cento, così come i cali delle richieste di mutuo. Questo dato, però, non esclude una prossima ripartenza legata alla lungimiranza degli imprenditori cinesi.

Secondo un rapporto stilato dalla Federazione italiana agenti immobiliari professionali, infatti, nel periodo che va dal 2007 al 2020, le compravendite sono diminuite del 40 per cento mentre la flessione dei prezzi delle case si è fissata intorno al -25 per cento. In più bisogna considerare che il nostro paese, dal punto di vista politico, è entrato in una fase critica: le dimissioni di Monti e la formazione del nuovo esecutivo hanno tenuto in tensione le borse per quasi tre mesi.

L’instabilità politica che potrebbe essere considerata anche l’altra faccia della medaglia dell’instabilità finanziaria del paese, non fa paura agli acquirenti che arrivano da Shanghai interessati al nostro paese per due questioni molto semplici: ci sono moltissimi locali finanziari interessanti e poi c’è il gran giro di soldi della moda e del lusso.

Il mercato immobiliare in Italia: la ripresa parte da Roma

Circa un quinto del prodotto interno lordo dei principali Stati dell’Unione � rappresentato da tutto ci� che riguarda costruzioni e servizi immobiliari

Buone notizie per il mercato degli immobili nel nostro Paese. Il periodo peggiore sembra ormai alle spalle e le previsioni per i prossimi anni parlano di una netta ripresa trainata dal calo dei prezzi e dalle iniziative implementate dalla BCE volte a contenere i tassi dei mutui ai livelli più bassi possibile. Una ripresa confermata anche dalle ultime rilevazioni Istat e che trova ulteriori conferme nei dati della Capitale.

Il «mattone» continua a essere uno dei settori più importanti del Pil dei Paesi Europei. Circa un quinto del prodotto interno lordo dei principali Stati dell’Unione è rappresentato da tutto ciò che riguarda costruzioni e servizi immobiliari. È quanto afferma il rapporto di Scenari Immobiliari su «I servizi immobiliari in Italia e in Europa» presentato nei giorni scorsi.

Se il settore pesa in media tra il 18 e il 19% nelle economie continentali, è in Italia che ha registrato l’influenza maggiore, trainato da una crescita che nel periodo 2020 si è attestata su un importante +5,6%. E mentre il mercato immobiliare si sta riprendendo dalla crisi, il settore dei servizi legati alla gestione, alla consulenza e all’intermediazione è cresciuto ben oltre il dato europeo.

Molto alto anche il numero degli impiegati specializzati nei servizi e che hanno contribuito a portare il fatturato dello specifico sotto-settore a oltre 400 miliardi di euro. Nei cinque Paesi principali (Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna) le imprese sono circa 945 per un totale di 1,76 milioni di addetti diretti, l’1,3% dell’intera forza lavoro.

Numeri importanti che hanno contribuito all’aumento del giro d’affari legato alle compravendite nel nostro Paese. Basti pensare che nel primo trimestre dell’anno il numero di convenzioni notarili e degli atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari è cresciuto dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti. A trainare la crescita le isole (+8,4%), il Sud e il Centro Italia (entrambi al +0,9%).

In forte crescita anche le transazioni immobiliari su base annua con il settore che registra un importante +4,4% e con quello economico in aumento del 2,1%. Proprio l’acquisto di immobili a scopo abitativo ha dato gli spunti più interessanti e si è confermato in crescita in tutte le parti d’Italia: Isole (+10,9%), Sud (+6,9%), Centro (+4,2%), Nord-est (+3,9%) e Nord-ovest (+2,1%).

Torna quindi a salire, soprattutto nelle grandi città, il numero di acquisti di immobili. È quanto emerge dall’analisi di mercato relativa alla Capitale effettuata dal gruppo immobiliare specializzato nuove costruzioni a Roma Progedil 90. I prezzi degli immobili nella Città Eterna sono passati dai 3300 euro al metro quadro registrati nel 2020 ai 3160 dei primi mesi del 2020. Diminuzione ancora più marcata in provincia dove si è passati dai 2800 ai 2600 euro.

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Un calo dei prezzi che necessita di una lettura più approfondita. Roma resta una città enorme composta da quartieri estremamente diversi fra loro e con un mercato immobiliare particolarmente complesso. Nonostante la crisi globale degli ultimi anni, infatti, la Città Eterna è rimasta il centro nevralgico della vita del Paese e ha subito meno delle zone periferiche e dei centri limitrofi gli effetti negativi legati al calo dei prezzi.

Un dato che porta a dividere il mercato in due macro-categorie: quello del centro e quello della periferia. I quartieri del centro storico, i quadranti dell’Aventino, della Piramide e di San Saba e le zone di Villa Borghese, Parioli e Flaminio hanno mantenuto prezzi elevati rispetto alle altre parti della città. Allargando l’orizzonte i valori calano: leggermente più bassi a Testaccio, Trastevere, Prati e San Pietro e ancora inferiori nelle zone comprese tra Fleming e Ponte Milvio, tra Monteverde e Gianicolense e tra San Giovanni e Re di Roma, tutti quadranti caratterizzati da un gran numero di immobili di pregio.

Se queste sono le zone più costose e in grado di garantire le maggiori rendite immobiliari il discorso cambia spostandosi nei quartieri più periferici. Fra i più abbordabili della città ci sono Malagrotta, Castel Porziano e Infernetto, equiparabili per prezzi e rendite a Prima Porta, Selva Candida e Casalotti.
Il settore più economico, secondo le ultime rilevazioni di mercato, resta quello di Tor bella Monaca.

Una situazione, quella italiana, che lascia ben sperare per il prossimo futuro. L’aumento degli incentivi economici all’acquisto e una crisi economica che sembra alle battute finali sembrano aver dato nuova linfa al mercato immobiliare nazionale. Un dato incoraggiante che non potrà che avere ripercussioni positive sia a livello di ricchezza diffusa – ricordiamo che il settore rappresenta un quinto del Pil del Paese – che di aumento del numero di addetti in un settore che, grazie alle innovazioni legate alla domotica e alle tecnologie smart, si sta rivelando come uno dei più vitali dell’epoca recente.

Immobiliare in ripresa nelle grandi città: segno più per compravendite, prezzi e tempi di vendita

Segnali di ripresa nella prima parte del 2020 per il mercato immobiliare italiano sia sul versante delle compravendite, dei prezzi e dei tempi di vendita in diminuzione. Così l’Ufficio studi di Tecnocasa che ha confrontato alcuni indici legati al mondo della casa nelle grandi città.

Nelle grandi città i prezzi son in aumento dello 0,9%. Svetta Milano con un aumento dei valori delle case del 5,7% seguita a ruota da Bologna con +5,6%. Crescono anche Firenze, Napoli e Verona.
Il ribasso più consistente invece si registra a Bari (-2,3%) e Genova (-2,2), mentre l’andamento delle compravendite nei primi sei mesi del 2020 sono cresciute maggiormente proprio a Bologna (+12,3%) e Milano (+8,5%). Sui tempi di vendita la regina è Bologna con tempistiche intorno a 85 giorni, seguita da Milano con 87 giorni.

Quanto alle tipologie immobiliare il trilocale è quella più scambiata in sei grandi città con l’eccezione di Milano e Torino dove prevale il bilocale e Genova e Firenze che registrano maggiori transazioni sul quattro locali. Se, a livello nazionale, la media di chi compra casa si concentra soprattutto nella fascia tra 35 e 44 anni (28,5%) Milano ha la percentuale più elevata nella fascia tra 18 e 34 anni (36,7%) seguita da Verona (30,1%).

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