Italia crisi dei consumi e delle importazioni

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Italia

$482 Miliardo

$441 Miliardo

$39,4 Mille

Italia il 7 ° più grande economia di esportazione in tutto il mondo and the 20 ° most complex economy according to the Economic Complexity Index (ECI). In 2020, Italia exported $482 Miliardo and imported $441 Miliardo , resulting in a positive trade balance of $40,8 Miliardo . Nel 2020 il Pil Italia è stato di $ 1,93 Trilione e il suo PIL pro capite era di $ 39,4 Mille .

Le prime esportazioni Italia sono Medicamenti Packaged ($21,7 Miliardo ), Cars ($18,5 Miliardo ), Refined Petroleum ($13,7 Miliardo ), Ricambi ($13,2 Miliardo ) e Valvole ($7,73 Miliardo ), con la revisione 1992 della classificazione HS (Harmonized System). Le sue prime importazioni Cars ($31,2 Miliardo ), Greggio di petrolio ($24,8 Miliardo ), Medicamenti Packaged ($15,1 Miliardo ), Gas di petrolio ($14,5 Miliardo ) e Ricambi ($8,53 Miliardo ).

Le migliori destinazioni di esportazione Italia sono Germania ($58,5 Miliardo ), Francia ($48 Miliardo ), Stati Uniti ($45 Miliardo ), Regno Unito ($24,9 Miliardo ) e Spagna ($23,3 Miliardo ). Le origini di importazione superiori sono Germania ($72,2 Miliardo ), Francia ($39,7 Miliardo ), Cina ($31,8 Miliardo ), Paesi Bassi ($24,8 Miliardo ) e Spagna ($22,7 Miliardo ).

Esportazioni

In 2020 Italia exported $482 Miliardo , making it the 7 ° largest exporter in the world. Le esportazioni più recenti sono guidati da Medicamenti Packaged, che rappresentano il 4,5% del totale delle esportazioni Italia, seguita di Cars, che rappresentano il 3,83%.

Importazioni

In 2020 Italia imported $441 Miliardo , making it the 10 ° largest importer in the world. During the last five years the imports Italia have diminuzione at an annualized rate of -1,4%, from $474 Miliardo in 2020 to $441 Miliardo in 2020. Le importazioni più recenti sono guidati da Cars, che rappresentano il 7,06% delle importazioni totali Italia, seguita Greggio di petrolio, che rappresentano il 5,62%.

Bilancia commerciale

Dal 2020 Italia ha avuto un positivo commerciale positivo di $ 40,8 Miliardo in esportazioni nette. As compared to their trade balance in 1995 when they ancora had a positivo trade balance of $25 Miliardo in net esportazioni.

Destinazioni

Le migliori destinazioni di esportazione Italia sono Germania ($58,5 Miliardo ), Francia ($48 Miliardo ), Stati Uniti ($45 Miliardo ), Regno Unito ($24,9 Miliardo ) e Spagna ($23,3 Miliardo ).

Origini

Le origini prime di importazione Italia sono Germania ($72,2 Miliardo ), Francia ($39,7 Miliardo ), Cina ($31,8 Miliardo ), Paesi Bassi ($24,8 Miliardo ) e Spagna ($22,7 Miliardo ).

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Complessità economica Italia

Spazio del prodotto

Lo spazio prodotto è una rete che collega i prodotti che possono essere co-esportato e possono essere utilizzate per prevedere l’evoluzione della struttura delle esportazioni di un paese.

The economy Italia has an Economic Complexity Index (ECI) of 1,12 making it the 20 ° most complex country. Italia esporta 551 prodotti con vantaggio comparato rivelato (il che significa che la sua quota di esportazioni mondiali è più grande di quello che ci si aspetterebbe dalla dimensione della sua economia di esportazione e dalle dimensioni del mercato globale di un prodotto).

Complexity and Income Inequality

In this version of the product space products are colored according to their Product Gini Index, or PGI. The PGI of a product is the level of income inequality that we expect for the countries that export a product. For more information see: Linking Economic Complexity, Institutions and Income Inequality and The structural constraints of income inequality in Latin America.

Complessità economico Ranking

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Italia: crisi dei consumi e delle importazioni

L’Italia, è forse inutile dirlo, sta attraversando il periodo economico più difficile della storia repubblicana e il fatto è che l’uscita dalla crisi continua ad allontanarsi e nessun governo ha la ricetta giusta per riprendere le redini dell’economia tricolore.

Il monito, l‘attenzione alla situazione drammatica vissuta dai cittadini e dalle aziende soprattutto, è arrivato da Giorgio Squinzi di Confindustria che parla della crisi del settentrione italiano che potrebbe portare tutto lo Stivale nel baratro. La rigidità fiscale, l’alto costo del lavoro e tanti altri “piccoli” elementi, soffocano le aziende.

Alla fine gli effetti si vedono sia nei consumi che nella bilancia commerciale. L’Istat, per esempio, ha spiegato che nel mese di marzo sono cresciuti del 2 per cento soltanto i consumi alimentari, trainati dalle festività pasquali mentre sono crollati i consumi dei beni non alimentari. A perdere terreno è stato soprattutto il settore dell’abbigliamento, mentre hanno tenuto bene i titoli tecnologici e l’informatica.

Per quanto riguarda la bilancia commerciale del nostro paese, la situazione non è meno drammatica, visto che c’è stato un calo delle esportazioni, forse dovute alla potenza della moneta unica, ma c’è stata anche una flessione delle importazioni che al contrario non era stata messa nel conto economico.

Italia: crisi dei consumi e delle importazioni

Era l’unica voce del bilancio del paese che segnasse da tempo immemorabile un segno positivo, indicando un sistema produttivo orientato a far soldi altrove, piuttosto che a sviluppare il paese di residenza. Ora crolla anche questa.

I dati dell’Istat sono gravissimi, sia per le dimensioni che in proiezione futura. Rispetto al mese precedente, a febbraio 2020 si registra infatti una diminuzione per entrambi i flussi commerciali con l’estero, lievemente più ampia per l’export (-3,0%) che per l’import (-2,6%). E se per le importazioni si potrebbe emettere un sospiro di sollievo (indica comunque una contrazione dei consumi, anche industriali, come energia e materie prime), perché riduce l’indebitamento con l’estero, per le esportazioni si deve parlare di dato “drammatico”.

La flessione congiunturale delle esportazioni è infatti determinata soprattutto dal calo delle vendite verso i paesi extra Ue (-5,7%), ovvero quelli verso i quali operiamo “a parità di moneta” con i nostri partner/concorrenti diretti (Germania, soprattutto). La contrazione dell’export è accentuata per i beni di consumo durevoli (-7,1%) e i beni strumentali (-4,8%), ovvero proprio nei settori in cui è specializzata l’industria nazionale.

La diminuzione congiunturale dell’import risente invece della flessione degli acquisti dai mercati extra Ue (-3,4%) e interessa soprattutto i prodotti intermedi (-4,3%) e i beni strumentali (-3,4%).

Rispetto allo stesso mese del 2020, a febbraio si registra un calo tendenziale delle esportazioni (-2,8%), sintesi di una diminuzione delle vendite verso i mercati Ue (-6,6%) e di un aumento verso quelli extra Ue (+2,1%). Ma qui si eredita un 2020 in qualche misura ancora “positivo” per l’export, che precipita invece con il nuovo anno.
La diminuzione delle importazioni é più ampia (-9,6%) rispetto a quella dell’export ed è principalmente imputabile al calo degli acquisti dai paesi extra Ue (-12,4%).

Nonostante questo arretramento generale, a febbraio 2020 il saldo commerciale è positivo (+1,1 miliardi), in forte miglioramento rispetto al 2020 (-1,2 miliardi), a causa evidentemente della drastica riduzione delle importazioni (ovvero della diminuzione dei consumi interni). Al netto dell’energia (voce passiva per definizione), il saldo mensile è attivo per 5,6 miliardi.

A febbraio la riduzione tendenziale dell’export è particolarmente accentuata verso i paesi EDA (-11,0%), la Germania (-9,7%) e la Cina (-9,2%). Rilevante è la diminuzione delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-11,2%), mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi) (-9,9%) e prodotti tessili (-8,0%).

Sono in forte diminuzione le importazioni da MERCOSUR (-35,5%), Stati Uniti (-22,1%) e Paesi EDA (Economie dinamiche dell’Asia , -20,6%). Gli acquisti di prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere (petrolio e gas esclusi) (-47,5%), gas naturale (-37,7%) e autoveicoli (-24,4%) sono in forte contrazione, a riprova di una frenta fortissima soprattutto nel comparto industriale, ma anche nei consumi dei cittadini.

La diminuzione delle vendite di metalli di base e prodotti in metallo – esclusi macchine e impianti – verso Germania e Francia, macchinari e apparecchi n.c.a. verso la Cina e mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi) verso Germania e paesi OPEC spiegano per oltre un terzo la diminuzione tendenziale dell’export.

Sono queste le cose che non dovrebbero far dormire gli italiani la notte.

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