Operation twist pratica ed effetti

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • Binarium
    Binarium

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Categoria: Analisi Tecnica

Quanto investire nelle opzioni binarie

Gli investitori che vogliono mettere da parte qualche soldo comprando opzioni binarie, devono innanzitutto scegliere un mercato di riferimento e poi accreditarsi presso un broker che abbia acquisito stabilità e…

di Luigi Boggi – 3 Luglio 2020

Il mercato sale? Ecco come investire

Prima d’iniziare con l’investimento vero e proprio nelle opzioni binarie, è importante conoscere qualche piccolo trucco per moltiplicare i profitti. La strategia di cui abbiamo parlato è importante, ma bisogna…

di Luigi Boggi – 29 Giugno 2020

Operation twist: pratica ed effetti

In questi giorni si sente parlare spesso della Fed e della sua decisione di portare avanti un’operation twist accolta a malo modo dai mercati, soprattutto da quello dei metalli che…

di Luigi Boggi – 26 Giugno 2020

Opzioni binarie, è possibile costruire una rendita?

Opzioni binarie, strategia ‘linea a cuore’

Opzioni binarie, quando usare la strategia Rollover

Opzioni binarie, con quale ritmo si deve investire

Scegliere il giusto intervallo di tempo nel trading in opzioni binarie

OpzioniBinarieLive is part of the network IsayBlog! whose license is owned by Nectivity Ltd.

Managing Editor: Alex Zarfati

OpzioniBinarieLive è un sito esclusivamente divulgativo e non può essere ritenuto responsabile degli investimenti effettuati dagli utenti.

Operation twist: pratica ed effetti

IMMANUEL KANT (1724-1804)

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • Binarium
    Binarium

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

LA CRITICA DELLA RAGION PRATICA

La CRP risponde all’interrogativo sulle possibilitа della conoscenza e ne stabilisce l’ambito. Ma l’uomo non solo conosce, ma anche agisce, ed и in ordine al suo comportamento che si rende necessaria un’altra sfera di indagine filosofica che stabilisca delle norme di comportamento: questa и la Critica della ragion pratica (CRP). Ne deriva che il sapere filosofico kantiano si articola attorno a due punti fondamentali: il fatto della scienza e quello della morale. Le dottrine etiche tradizionali stabilivano il fondamento delle norme etiche sulla conoscenza, sulla volontа di Dio, sul sentimento, ecc.; in Kant, invece, la norma morale и frutto della decisione immediata dell’uomo. La morale, infatti, nonostante derivi dalla conoscenza, nasce dalla condizione dell’uomo in quanto uomo, che produce le norme di comportamento al di fuori della causalitа deterministica del mondo sensibile. Non si tratta quindi di ragione empirica, condizionata dai fenomeni, ma di ragione incondizionata, che nella assoluta libertа stabilisce le norme di comportamento. L’uomo и concepito come soggetto morale che agisce con libera volontа. La ragione pratica riesce inoltre a dare consistenza a quelle idee trascendentali che la ragione teoretica riconosceva solo come apparenze problematiche.

La ragione и qui detta “pratica” perchй non riguarda piщ la conoscenza in quanto tale, ma l’azione o, almeno, la conoscenza per l’azione, cioи i principi a priori della vita morale.

Materia e forma della vita morale

Anche la moralitа, come la conoscenza, и fondata da una sintesi a priori. Esiste da una parte la “materia”, che и data dagli impulsi, inclinazioni, esigenze pratiche, ecc. le quali, lasciate a sй seguono il criterio del piacere e del dolore. Esiste, d’altra parte, il principio della moralitа (la “forma”), la categoria etica a priori che organizza e dа a tutti questi impulsi ed esigenze pratiche la forma della moralitа, che sarebbe evidentemente vuota se non si applicasse alla materia, ai dati della sensibilitа. Ma in che cosa consiste tale forma?

L’imperativo categorico: forma di moralitа

E’ quella che Kant chiama “imperativo categorico”.

Due sono le specie di imperativi: l’imperativo ipotetico e quello categorico.

Il primo esprime un comando condizionato: cioи, ammesso che si voglia ottenere un dato risultato, si deve fare una data azione.

Il secondo, al contrario esprime un comando assoluto al quale, in quanto esseri morali, non si puт sfuggire. Adempie dunque alle condizioni delle forme a priori: и cioи, universale (perchй vale per ogni essere razionale e vale sempre) e necessario (perchй deve essere osservato incondizionatamente). L’imperativo categorico и quindi pura forma. Come tale non dice nulla di concreto, non obbliga di per sй a nulla. Tuttavia obbliga: tutta la sua natura и nel “Tu devi”, cioи nell’obbligazione. La legge morale comanda non ciт che si deve volere, bensм come si deve volere quel che si vuole: ordina dunque non il contenuto, ma la forma del volere. La volizione di questa forma и ciт che rende moralmente buono il nostro volere.

Caratteristiche dell’imperativo categorico

Da quanto detto, ci si rende conto che per Kant la legge morale и caratterizzata dall’assolutezza, dal formalismo e dall’autonomia.

Assolutezza: La morale kantiana si esprime con l’imperativo categorico che non accetta un “se”, come quello ipotetico e quindi non cede alle inclinazioni e agli interessi personali. Kant polemizzт con Hume orientato alla morale dell’inclinazione e del sentimento, e con le conclusioni morali dell’Illuminismo, che sosteneva la norma etica del piacere e dell’utile. La morale kantiana и invece la morale del dovere. Rigorismo etico, dunque.

Formalismo: La legge morale deve rifiutare qualsiasi contenuto che farebbe ricadere l’azione umana nel soggettivismo. Il motto kantiano и la legge per la legge, il dovere per il dovere. E’ quindi la forma e non il contenuto che costituisce il motivo della determinazione della volontа.

Autonomia della legge morale: Qualsiasi fine estrinseco alla legge morale stessa (cioи al dovere), anche il fine piщ nobile, snaturerebbe la morale. Di conseguenza sono escluse tutte le morali in qualche modo “eteronome”. Kant stabilisce una tabella di sei morali eteronome: esse sono tali perchй basate sull’educazione (Montaigne), sul governo civile (Mandeville), sul sentimento fisico (Epicuro), sul sentimento morale (Hutcheson), sulla perfezione della natura (Wolff, Stoici), sulla volontа di Dio (teologia in genere).

Le tre formule dell’imperativo categorico

L’imperativo categorico non и altro che l’obbligazione assoluta che la ragione ci fa di agire “razionalmente”. Ora “agire razionalmente” significa essenzialmente tre cose: agire universalmente, considerare ogni uomo come essere razionale, considerare la ragione come fonte della legge. Kant esprime queste tre esigenze nelle tre formule dell’imperativo categorico:

– Agisci in modo che tu possa volere che la massima della tua azione divenga universale. La ragione, infatti, in quanto tale и universale, e niente puт dirsi razionale se non travalica gli interessi del singolo per porsi come norma che valga per tutti e per sempre.

– Agisci in modo da trattare l’uomo, cosм in te come negli altri, sempre anche come fine e non mai solo come mezzo. L’uomo in quanto tale и ragione; lo strumentalizzare la ragione (cioи l’uomo) degraderebbe la stessa morale a mezzo, rendendo l’azione immorale.

– Agisci in modo che la tua volontа possa istituire una legislazione universale. Questa formula и il riconoscimento dell’autonomia della morale: и la volontа (cioи: la retta ragione) che diviene la “legislatrice universale”. In questo modo l’uomo si eleva a quel “regno dei fini” che non и se non una “unione sistematica di esseri ragionevoli”, della quale ogni membro и legislatore e suddito: legislatore in quanto incarna la ragione universale; suddito in quanto и un essere particolare.

I postulati della “ragione pratica”

La vita morale non sarebbe sufficientemente fondata senza tre postulati che ci inseriscono nel mondo noumenico precluso alle possibilitа della “ragione pura”.

Postulato и per Kant una proposizione teoretica, ma come tale non dimostrabile, in quanto inerisce inseparabilmente ad una legge pratica che vale incondizionatamente a priori. La volontа, determinata da questa legge, esige queste condizioni necessarie all’osservanza dei propri precetti. Questi postulati non sono dogmi teorici, ma presupposizioni necessarie dal punto di vista pratico: perciт non ampliano la conoscenza speculativa, ma conferiscono realtа oggettiva alle idee della ragione speculativa in generale (attraverso il loro rapporto con ciт che и pratico), giustificandole come concetti di cui essa non potrebbe neppure pretendere di affermare la possibilitа”.

I tre postulati sono:

1) la libertа (e quindi l’anima)
2) l’immortalitа dell’anima
3) l’esistenza di Dio

1) La libertа. Giа nella CRP c’era un accenno all'”io legislatore”, da cui la Dialettica trascendentale trae l’illusione di un’anima. La ragione pratica ora la esige come presupposto. Sarebbe infatti impossibile l’obbligazione se non esistesse la libertа. E la libertа non и che la rivelazione di un mondo sovrasensibile, di un noumeno, di una sostanza spirituale, la quale и per ciт stesso interamente indipendente dalla legge naturale dei fenomeni, cioи dalla legge della causalitа. La ragione pratica per se stessa e senza alcuna intesa preventiva con la ragione teoretica, accorda realtа ad un oggetto sovrasensibile, cioи alla libertа (sebbene solo come a un concetto pratico e per l’uso pratico) e quindi conferma con un fatto ciт che la poteva solo essere pensato.

2) L’immortalitа dell’anima. Per capire questo postulato и necessario rifarsi al concetto kantiano di virtщ, di felicitа, di sommo bene. La virtщ, dice Kant, и il bene supremo; tuttavia, per essere tale deve essere unita alla felicitа. Ora, poichй nel mondo felicitа e infelicitа dipendono da cause naturali e non sono commisurate ai meriti e demeriti, deve esistere un’altra vita dove la felicitа sia necessariamente connessa con la virtщ.

Inoltre: la natura razionale invita l’uomo ad una perfetta conformazione della volontа alla legge morale; tale conformazione и ciт che chiamiamo “santitа”. Tale perfezione и perт irraggiungibile attualmente e potrа essere trovata solo in un “progresso infinito” verso quella compiuta conformazione. Ma questo progresso infinito и possibile solo sotto il presupposto d’una “persistenza infinita, come personalitа” dello stesso essere razionale (ciт che si dice “immortalitа dell’anima”).

3) L’esistenza di Dio. Essa и basata essenzialmente su due motivi:

– La corrispondenza della felicitа alla virtщ. Il mondo fenomenico nel suo meccanismo causale и cieco alle esigenze spirituali: ci vuole un Essere sovrasensibile che sia il garante di una giustizia.

– La stessa vita morale rimanda, per altro verso, a Dio: non nel senso che la legge morale e la sua obbligatorietа si basi su Dio, ma nel senso che Dio и basato, cioи и rivelato, dalla legge morale. Non dobbiamo considerare certe azioni come doverose perchй sono precetti di Dio, ma dobbiamo considerarle come precetti di Dio perchй sono interiormente doverose.

Valore dei postulati della ragion pratica

1) Essi sono noumeni, cioи rivelazioni del mondo sovrasensibile, delle “cose in sй”. Anche se non li possiamo del tutto comprendere, ne possiamo e dobbiamo ammettere l’esistenza.

2) Sono esigiti dalla ragion pratica. La ragion pratica ha assolutamente bisogno della loro esistenza per assicurare la possibilitа del suo oggetto che и dal punto di vista pratico assolutamente necessario.

3) Di conseguenza, la loro validitа non puт essere estesa all’ambito teoretico: essi non sono un’estensione della conoscenza, che autorizzi a fare delle idee della ragione un uso positivo.

A piщ riprese Kant introduce il discorso della religione. Lo abbiamo giа visto nella Dialettica trascendentale (illusorietа dell’idea di Dio), nella CRP (postulato dell’esistenza di Dio)

e ne parlerа piщ volte nella Critica del Giudizio. Kant, inoltre dedicт anche una sua opera particolare a questo tema, cioи la famosa La religione nei limiti della ragione (1793).

Bisogna anzitutto ricordare che riguardo alla religione Kant inverte i termini tradizionali: и la religione che si basa sulla morale e non viceversa. La religione и infatti la legge che и in noi, in quanto riceve autoritа da un Legislatore e Giudice: и la morale applicata alla conoscenza di Dio. Se la religione non и integrata dalla morale, essa non и che implorazione dei favori celesti. Kant tende quindi ad identificare religione e morale, ad assorbire la prima nella seconda.

Il suo discorso parte dall’analisi di ciт che gli chiama “il male radicale” che и nell’uomo e che, praticamente, consiste nel fatto che l’uomo puт allontanarsi ed effettivamente si allontana dalla legge morale. Che ciт avvenga facilmente и un dato: per cui “l’uomo и cattivo”. Quale ne sia la causa immediata e poi la causa ultima Kant discute e ricerca, ma non giunge ad una soluzione. Esclude che il male radicale possa identificarsi totalmente con la sensibilitа, in quanto le inclinazioni sensibili non cadono direttamente sotto la responsabilitа umana, mentre ci cade la volontа cattiva. Nй, tanto meno, il male radicale puт dipendere dalla ragione; ammettendo ciт si ammetterebbe un assurdo: che la fonte della moralitа possa, in quanto tale, divenire fonte di immoralitа. Immediatamente Kant fa allora risalire il male radicale ad una non meglio definita “fragilitа” della natura umana; remotamente non sa trovarne una base; e lo vede simbolicamente adombrato nel “peccato originale” del dogma cristiano. Sta di fatto che l’opera dell’uomo morale consiste nella lotta contro questo male radicale, che diviene quindi lotta di liberazione e quindi, ancora, attualizzazione di libertа.

Tutti gli uomini di buona volontа, cioи tutti coloro che si adoperano in questa opera di liberazione, formano la comunitа invisibile degli spiriti, cioи la “Chiesa invisibile”. Questa и la vera religione, la religione naturale, “fede religiosa pura”.

Tuttavia Kant ammette anche una religione rivelata, una “Chiesa visibile”: gli uomini concretamente considerati hanno bisogno di una voce e di una organizzazione esterne che impongano loro dei doveri. Qual и la differenza tra religione naturale e religione rivelata?

In quella naturale riconosco qualcosa prima come mio dovere e poi come comando divino, in quella rivelata riconosco qualcosa prima come comando divino e poi come mio dovere. Ad ogni modo, per avere autentica religione si deve sempre giungere (attraverso una delle due forme di religione) alla fede razionale, cioи alla morale razionale. Le verie religioni rivelate, quindi, non sono altro che mezzi, vie all’autentica religione. (La religione nei limiti della pura ragione). Se il cristianesimo и per Kant la religione superiore, lo и solo perchй puт essere ricondotto completamente alla pura morale.

LA CRITICA DEL GIUDIZIO (CRG)

Oltre l’esame della “ragion pura” (attivitа teorica, intelletto) e della “ragion pratica” (attivitа pratica, volontа), Kant introduce l’esame di una nuova facoltа: il sentimento.

Shaftesbury, Hume, Rousseau e in genere gli empiristi e i Moralisti del ‘700 avevano portato la questione alla ribalta. Kant l’accetta e vede nel sentimento la facoltа intermedia tra l’attivitа teoretica e quella pratica. La prima ha come scopo la conoscenza; la seconda l’azione morale. Il sentimento dovrebbe congiungere entrambe le attivitа.

La finalitа, categoria del sentimento

Facoltа propria del sentimento и il giudizio, evidentemente inteso in modo differente dal giudizio della “ragion pura”. Lа si trattava di “giudizio determinante”, qui si tratta di “giudizio riflettente”. Giudizio in generale и la facoltа di pensare il particolare come contenuto nel generale. Se и dato il generale (la regola, il principio, la legge) il giudizio cha a questo sussume il particolare и “determinante”. Se и dato invece soltanto il particolare, il giudizio che deve trovare il generale и semplicemente “riflettente” (CRG).

Giudizio determinante” si ha quando la “materia” и immediatamente sottoposta ad una “forma” (categoria a priori), che la organizza in modo meccanico ed oggettivo secondo schemi prestabiliti.

Giudizio riflettente si ha invece quando il sentimento, trovandosi di fronte ad una molteplicitа di fatti o elementi particolari, sente il bisogno di vederli raccolti in unitа. Quando questa unitа и realizzata, si ha un senso di soddisfazione. Tale bisogno e soddisfazione derivano dal fatto che il sentimento manifesta un’esigenza “noumenica”, sovrasensibile che gli и propria e che sente appagata quando la riscontra attuata nel mondo sensibile.

Ridurre la molteplicitа ad unitа, il disordine ad ordine и proprio della finalitа. La finalitа и la categoria del sentimento.

E’ chiaro che questa “unitа”, questo bisogno di “unificazione” non sono altro che la stessa esigenza che si veniva manifestando nelle idee della “ragion pura”: l’idea del mondo, dell’anima e di Dio. Tuttavia, mancava ancora un termine intermedio che permettesse di soddisfare tale esigenza. Ora “la facoltа del giudizio [. ] fornisce nel concetto della finalitа della natura il concetto intermediario tra la natura e la libertа, che rende possibile il passaggio dalla ragione teoretica pura alla ragione pratica pura, dalla necessitа -secondo leggi- della prima al fine ultimo della seconda; per questo mezzo viene riconosciuta la possibilitа del fine ultimo, che solo nella natura e d’accordo con le sue leggi puт diventare reale” (CRG, introduz.).

Ma come media il giudizio riflettente tra necessitа meccanicistica e libertа? Attraverso, appunto, la categoria della “finalitа”, la quale rimanda ad una libertа coordinatrice, ad una Mente ordinatrice che riunisce armonicamente il molteplice della natura. Ma di tale fine, di tale Mente non abbiamo conoscenza oggettiva: essa и soltanto il correlato esterno di una nostra esigenza interiore verso l’armonia e la finalizzazione. Infatti osserva Kant: “Che cosa prova alla fine la teleologia piщ perfetta? Prova essa forse l’esistenza di un essere intelligente supremo? No; essa non prova altro se non che noi, secondao la natura delle nostre facoltа conoscitive e cioи mediante il collegamento dell’esperienza con i principi supremi della ragione, non possiamo assolutamente farci un concetto della possibilitа di questo mondo, se non pensando ad una causa suprema che agisce secondo fini. Non possiamo perciт dimostrare oggettivamente la proposizione: “esiste un essere originario intelligente”; ma solo soggettivamente per l’uso del nostro giudizio nella sua riflessione sopra i fini della natura, che non possono essere pensati secondo alcun altro principio che quello della causalitа intenzionale d’una causa suprema che agisce secondo fini. Non possiamo perciт dimostrare oggettivamente la proposizione: “esiste un essere originario intelligente”; ma solo soggettivamente per l’uso del nostro giudizio nella sua riflessione sopra i fini della natura, che non possono essere pensati secondo alcun altro principio che quello della causalitа intenzionale d’una causa suprema” (CRG). Si rimane quindi nell’ambito della soggettivitа e questo in sostanza perchй non osserviamo propriamente i fini come vere intenzionalitа della natura, ma aggiungiamo questo concetto col pensiero, quando riflettiamo sopra i suoi prodotti come un filo conduttore per il giudizio, essi non ci sono dati dagli oggetti”. (CRG).

L’interpretazione teleologica della natura, pur non essendo quindi oggettiva и perт almeno normativa (termine giа usato da Kant a proposito delle idee della ragion pura e dei postulati di quella pratica), cioи puт valere come “metodo”, come principio ermeneutico per spiegare i fenomeni.

Giudizio teleologico e giudizio estetico

Duplice и il giudizio di finalitа: giudizio teleologico e giudizio estetico.

Per il giudizio teleologico la finalitа и considerata nell’oggetto stesso; si considera, cioи, l’armonia delle parti col tutto nell’oggetto, non in quanto riferita a noi.

Per il giudizio estetico o di gusto, invece, l’armonia dell’oggetto viene considerata in quanto correlata al soggetto (ciт ci fa chiamare “bello” l’oggetto).

Il giudizio di gusto e l’Estetica

Il giudizio estetico и dato dal considerare l’oggetto in rapporto armonico con il soggetto, in modo che dinanzi ad un oggetto acquistiamo coscienza del libero gioco delle nostre facoltа.

Esso non ci dа nessuna conoscenza dell’oggetto, perchй la rappresentazione che ne fa и completamente riferita al soggetto e quel che se ne ricava и solo la forma finale nella determinazione delle facoltа rappresentative che a quell’oggetto si rivolgono.. Il giudizio estetico, quindi, si esprime non a livello di concetti, ma di sentimenti, i soli che possano avvertire l'”armonia del gioco delle facoltа dell’animo”.

Il sentimento del bello o piacere estetico o giudizio di gusto deve avere certe caratteristiche per essere tale. Kant ne enumera quattro:

– Bello и ciт che piace senza interesse. Di conseguenza il piacere estetico и puramente contemplativo e si disinteressa dell’esistenza stessa dell’oggetto che suscita in noi il sentimento.

– Bello и ciт che piace universalmente. Se il bello non attiene a nessun interesse particolare, esso contiene in sй il principio di un piacere universale.

– Bello и ciт che piace necessariamente, cioи il bello non puт lasciare indifferenti, non pu non piacere. Questo richiede perт una educazione al gusto estetico.

– Bello и ciт che piace senza concetto (o per la sola forma). Non и, in altre parole, il contenuto della cosa che mi interessa, ma solo l’armonica disposizione delle parti nel tutto (=forma), che causa poi in me il libero ed armonico gioco delle facoltа. E’ la coscienza di tale libero gioco che mi dа il piacere estetico.

Per questo giudico “bello” l’oggetto che mi permette tale gioco.

Il giudizio teleologico: il finalismo nella natura e nella storia

Il giudizio teleologico considera la finalitа nell’oggetto in un modo piщ “oggettivo” di quanto non avvenga nel giudizio estetico.

I motivi che inducono Kant a supporre un finalismo nella natura sono essenzialmente due: uno и dato dalla possibilitа di spiegare la libertа; l’altro dall’insufficienza del meccanicismo a spiegare la natura stessa.

La possibilitа di spiegare la libertа. La natura и il regno della necessitа e del determinismo meccanicistico. Sul piano fenomenico, della ragion pura, questo и un dato accertato e risaputo. Tuttavia l’azione dell’uomo, in quanto soggetto di libertа, non puт esplicarsi che nel mondo sensibile: il regno dei fenomeni и il campo di azione di questo noumeno che и il soggetto morale. Se l’agire morale dell’uomo и possibile, и segno che le leggi di necessitа presenti nel mondo fisico sono tali da potersi accordare con la nostra libertа: sono, quindi, finalizzate.

Insufficienza del meccanicismo. Ma Kant va ancora piщ oltre. IL meccanicismo non и tale da poter spiegare totalmente ed in modo soddisfacente la stessa realtа fenomenica. Il meccanicismo lega un fatto ad un altro con una catena ferrea di cause ed effetti. Ma tale catena non spiega se stessa: da una parte, infatti, resta incompiuta (non ha nй un inizio ragionevole nй una fine; cfr. la 3a antinomia della Dialettica trascendentale); dall’altra ogni catena causale и separata dalle altre. In altri termini, il meccanicismo fallisce nell’intento di unificare tutti i fenomeni: un aggregato di parti non potrа mai costituire un tutto armonico ed organico: и necessaria al contrario, un’Intelligenza che unifichi le parti in un tutto secondo una prospettiva finalistica. Kant non vuole cedere nй al puro meccanicismo che porta in ultima analisi all'”animismo”, a supporre “potenze occulte” nella natura; nй alla pura spiegazione teleologica, che facilmente degenera nel misticismo, ma vuole cercare una conciliazione di entrambi in un ambito soprasensibile.

Ciт che maggiormente fa sospettare a Kant un finalismo nella natura и l’esame degli organismi viventi. Questi non sono semplicemente macchine, aggregati di parti giustapposte: in essi le parti sono coordinate per una funzione, cioи un fine. Ma, affinchй ciт avvenga, и necessaria un’intelligenza che organizzi le parti in vista del tutto e in vista del fine.

L’uomo e il regno della storia

L’uomo costituisce il fine ultimo della natura. Ma, detto che il fine della natura и l’uomo, non и ancora detto quale sia il fine dell’uomo. Kant intanto esclude che sia la felicitа ed enumera vari motivi per i quali pensare che l’uomo sia fatto per la felicitа risulta assurdo:

– sono tante e cosм diverse le concezioni della felicitа, che la natura stenterebbe ad accordarsi ad un concetto cosм vario ed oscillante;

– c’и una contraddizione insanabile tra l’incontentabilitа della natura umana e la felicitа intesa come appagamento pieno;

– l’uomo non и prediletto dalla natura, in modo tale da essere preservato da ogni pena ed indirizzato alla felicitа piena, anzi sembra invece che la natura lo voglia piщ infelice degli altri esseri.

Nel medesimo tempo, tuttavia, certamente la natura ha privilegiato l’uomo rispetto a tutti gli esseri di una facoltа superiore: la ragione. Sarа quindi nello sviluppo della ragione il fine “lo scopo finale” dell’uomo. Con questa affermazione Kant si ricollega a tutta la tradizione intellettualistica, specialmente greca e conclude in consonanza con tutto il suo sistema e con tutta l’ispirazione dell’illuminismo: la ragione и il bene supremo.

L’uomo и sм il fine ultimo della natura, ma questo solo a condizione che egli sappia e voglia dare alla natura e a se stesso, un fine tale, sufficiente per se stesso e indipendente dalla natura, tale quindi da essere uno “scopo finale”, il quale tuttavia non puт trovarsi nella natura. Lo svilupparsi secondo ragione implica nell’uomo due modi di essere: quello che egli chiama “cultura” e quello che gli chiama “abilitа”.

L’abilitа и il progresso tecnico (Zivilisation), che permette all’uomo di liberasi dai condizionamenti materiali e di usufruire e godere di migliori condizioni di vita. Questa abilitа, perт, puт essere sia una causa di degradazione, portando ad un culto del benessere, sia essere preparazione all’autentica vita morale e quindi al dominio della ragione.

Resta dunque come fine autentico la “cultura” (Kultur), che si identifica con il progresso morale, la promozione nell’uomo delle libere intenzioni morali.

Anche il fine della societа non potrа essere visto se non in funzione del progresso morale dell’umanitа. Fine della societа sarа dunque la promozione della “cultura”. Ora ciт non и possibile, per Kant, se non sviluppando i rapporti interpersonali e le relazioni tra gli stati.

All’interno dello Stato la migliore forma di governo и quella repubblicana, quella forma cioи nella quale si costituisce una potestа legale che tenda a porre sul piano della giustizia le relazioni dei singoli e quindi a promuoverne la libertа. A questa forma non si giunge senza lunghi e dolorosi contrasti. Ma l’antagonismo и per Kant la legge del progresso storico: senza lotta nulla si ottiene e c’и inoltre una provvidenza storica che dal male degli uomini sa trarre il bene generale.

Sul piano delle relazioni tra gli stati l’ideale kantiano и quello di una federazione universale, in cui la tutela della sicurezza e del diritto di ciascun stato non sia demandata all’arbitrio e alla forza del singolo stato, ma alla decisione della societа dei popoli.

La molla che spinge le nazioni ad aderire a questo ideale sovranazionale и per Kant la guerra. Infatti, pur essendo in se stessa una umana follia, la saggezza suprema la preordina a fondamento della futura unitа dei popoli.

Creatina: proprietà, effetti collaterali e cose da sapere prima di assumerla

La creatina è un aminoacido che ha un ruolo fondamentale per la contrazione muscolare, soprattutto durante sforzi brevi e intensi. Serve, in pratica, a fornire energia. Si trova naturalmente nel corpo umano ed è una combinazione di tre diversi amminoacidi: glicina, arginina, e metionina. Ma a cosa serve la creatina? E ha specifici effetti collaterali?

La creatina può essere assunta tramite la normale alimentazione o tramite integratori e può essere definita come un composto prodotto dal fegato, dai reni e dal pancreas e inviato principalmente ai muscoli , ma anche al cuore e al cervello.

L’uso di creatina è diffuso in maniera abbastanza capillare tra chi si allena con regolarità e cerca un miglioramento delle proprie performance. Il suo compito è infatti quello di ottimizzare il sistema anaerobico alattacido, ossia il sistema dei fosfati, uno dei tre sistemi energetici impiegati dal muscolo scheletrico per la produzione di Adenosin tri-fosfato (ATP), cioè la molecola energetica necessaria per l’attività muscolare.

Proprietà della creatina e a cosa serve

La creatina viene quindi prelevata dai muscoli scheletrici dove forma la fosfocreatina (creatina fosfato), il composto fosfato ad alta energia (la creatina è convertita nel muscolo in fosfocreatina, con l’aggiunta di un atomo di fosforo). Questo composto è una fonte di riserva energetica indiretta per l’ATP e, una volta consumato, l’ATP deve essere rigenerato con il metabolismo di substrati come glicogeno, glucosio, acidi grassi, chetoni e amminoacidi (AA).

In altre parole, quando il nostro corpo compie uno sforzo particolare, la fosfocreatina libera l’atomo di fosforo, che si lega poi all’ADP presente nel muscolo, riconvertendolo in ATP, la principale forma di energia utilizzata dalle cellule. La fosfocreatina, perciò, è un concentrato di energia valida nel momento in cui si va da uno stato di riposo ad uno in cui si richiede una certa forza fisica (come sollevare un peso).

Il nostro organismo è in grado di sintetizzare da 225 grammi a 425 grammi di creatina fosfato, quindi fino a 5 volte di tutto l’ATP sintetizzato. Ma la creatina fosfato, a differenza dell’ATP, non può essere riconvertita, a causa della reattività del gruppo delle Fosfoguanidine, in cui il gruppo carbossilico si sostituisce al fosfato. Il composto ciclico che viene fuori da questo processo è la creatinina, che poi viene eliminata attraverso le urine.

È chiaro quindi che la creatina è utilizzata soprattutto per funzioni riguardanti la costruzione muscolare, dal momento che i suoi effetti positivi sono dovuti alla sua capacità di liberare energia nei momenti di massima richiesta metabolica.

La creatina è infatti utile a:

  • aumentare l’energia dell’organismo
  • rafforzare la muscolatura
  • in caso di danni, ad aiutare la riparazione muscolare
  • migliorare le prestazioni sportive

Creatina valori di riferimento

Il fabbisogno giornaliero di creatina è di circa 2 grammi e viene soddisfatto per un 50% dalla dieta e per l’altro 50% dalla sintesi endogena.

La creatina rappresenta un parametro urinario ed ematico insieme che sempre va tenuto sotto controllo con le dovute analisi, soprattutto se si vuole, o è necessario, monitorare lo stato di salute dei reni. Un aumento del dei valori di creatina potrebbe significare un danno muscolare, mentre un aumento del suo prodotto di scarto – la creatinina – potrebbe indicare un danno ai reni.

Quanto alle anali del sangue, i valori di riferimento sono:

creatina: 0,1 – 0,6 mg/dl

Nelle analisi delle urine, si valuta invece la creatinuria, ossia la quantità di creatina eliminata con le urine in 24 ore. La sua concentrazione è pari a:

creatinuria: 0,5 – 1,5 g nelle 24 ore

Se creatina e creatinina hanno valori elevati, si è in presenza di eventuali patologie. Se l’aumento di creatinina nel sangue e nelle urine indica soprattutto problemi di tipo renale, un aumento di creatina nel sangue può essere determinato da tutte quelle patologie che determinano una lesione muscolare.

E in particolare da:

Un aumento di creatina nelle urine invece si ricollega a:

Dove si trova la creatina

Oltre alla sintesi naturale compiuta dal nostro organismo, in generale, la creatina si assume attraverso determinati alimenti.

Gli alimenti che contengono più creatina sono:

Va da sé che coloro che seguono un’alimentazione vegetariana o vegana (nei vegetali la creatina è presente in tracce), hanno come fonte di creatina solo quella prodotta dal proprio corpo.

Esistono poi in commercio una serie di integratori sotto diverse forme. I loro benefici, però – gli esperti sottolineano – sono evidenti solo in esercizi di breve durata e ad intensità molto elevata. La creatina, cioè, migliora la performance atletica specialmente in occasione di sforzi intensi ma di breve durata (dai 2 ai 30 secondi).

Quanto alle diverse posologie e a tutti gli effetti, rivolgetevi sempre a un medico ed evitate il fai-da-te.

Cretina effetti collaterali

Un abuso o un uso improprio di creatina, può far emergere problemi più o meno gravi. È per questo che bisogna valutare caso per caso le reali necessità di una eventuale assunzione di questi tipi di integratori e concertarne sempre e comunque dosi e durata con un medico.

I principali effetti collaterali legati all’assunzione di creatina sono:

In generale, inoltre, gli esperti sconsigliano l’utilizzo di creatina se:

  • si è presenza di una severa disidratazione
  • si utilizzano già farmaci che possano compromettere o impegnare seriamente la funzione renale (probenecid, FANS, cimetidina, trimethoprim)
  • si fa uso diuretici
  • si è affetti da un’allergia o da una ipersensibilità alla creatina

Germana Carillo

Da Coop audiolibri, abbonamenti a giornali, ebook e video offerti per trascorrere meglio il lockdown chiusi in casa

Miglior broker di opzioni binarie 2020:
  • Binarium
    Binarium

    Il miglior broker di opzioni binarie!
    Allenamento gratuito!
    Ideale per i principianti!
    Ottieni il tuo bonus di iscrizione!

Like this post? Please share to your friends:
Come scegliere un broker di opzioni binarie
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: