Opzioni binarie crolla la fiducia dei consumatori

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Sentimento economico: Come la fiducia del consumatori può influenzare il trading ?

Il “sentimento economico” è un indicatore che viene misurato da una serie di elementi in grado di riflettere l’ottimismo o il pessimismo che gli imprenditori o le famiglie avvertono sulle prospettive delle condizioni economiche di un Paese o di un’area. È un indicatore estremamente importante, che può altresì fornire una panoramica su come le persone prevedono possa evolversi l’economia.

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Cerchiamo allora di approfondire la conoscenza dei principali indici di sentimento economico, e comprendere come vengono calcolati e quali spunti possiamo trarre da essi.

La fiducia dei consumatori (Stati Uniti)

La fiducia dei consumatori rappresenta un indice composito, basato sui risultati di un sondaggio che comprende quasi 5.000 famiglie negli Stati Uniti. I partecipanti al sondaggio sono coinvolti in un breve questionario nel quale viene domandato cosa ne pensano circa le condizioni economiche attuali e future del Paese, quali sono le condizioni di business e la disponibilità di opportunità di lavoro.

In questi termini, la fiducia dei consumatori misura l’ottimismo sulle condizioni economiche dei consumatori. I trader che amano investire utilizzando l’analisi fondamentale per i propri orientamenti di trading, esaminano le letture dell’indice di fiducia nel tentativo di determinare la probabilità di una maggiore o di una minore spesa dei consumatori nazionali, valutato che la loro spesa è sostanzialmente indicativa del ritmo di crescita economica in futuro.

Come la fiducia del consumatori può influenzare il trading Forex?

L’indagine sulla fiducia dei consumatori fa parte di un gruppo di indicatori economici che misura la fiducia finanziaria all’interno di un Paese. Come intuibile, maggiore è la fiducia nelle condizioni economiche dei consumatori, maggiore sarà la loro inclinazione a spendere del denaro, e maggiori saranno così gli stimoli nei confronti dell’economia nel suo complesso. Sebbene la fiducia dei consumatori sia misurata e segnalata dappertutto, appare chiaro che ad influenzare il cambio EUR/USD sia soprattutto quella statunitense.

In linea di massima, sebbene non occorra procedere a rapide conclusioni, i risultati positivi di un’indagine sulla fiducia dei consumatori possono condurre a prevedere una spesa più elevata nel Paese, che a sua volta può fornire un supporto alla valuta nazionale nei confronti dei suoi pari a livello mondiale. Tuttavia, è anche vero che in caso contrario, l’indice potrebbe incrementare la pressione commerciale sulla valuta, poichè implica eventuali debolezze economiche in futuro, a causa della minore spesa del consumatore.

In aggiunta a ciò, la fiducia dei consumatori fornisce indicazioni su come le famiglie ritengono che possa essere stimata la propria capacità di conservare o ottenere nuova occupazione e sulla spesa dei propri redditi. Ebbene, nel caso in cui l’indicatore dovesse tendere a diminuire, ciò potrebbe suggerire che i consumatori si asterranno in futuro dal fare acquisti costosi, con ciò che ne consegue sul fronte delle vendite da parte dei produttori.

Anche le banche e i governi potrebbero essere influenzati da una ridotta fiducia. Per esempio, una ridotta fiducia potrebbe contrarre le attività di credito personale e di mutuo. Le banche centrali potrebbero così essere costrette a tagliare i tassi di interesse di riferimento, mentre i governi potrebbero essere costretti a proporre sconti fiscali per incoraggiare l’attività economica.

La fiducia dell’Università del Michigan

Un altro indicatore molto importante per il cambio EUR/USD è l’indice di fiducia calcolato dall’Università del Michigan, che valuta la fiducia dei consumatori per quanto riguarda le finanze personali, le condizioni di business e il potere d’acquisto. L’indice viene calcolato sulla base di centinaia di indagini telefoniche, e per la sua attendibilità e tempestività viene considerato come uno degli indicatori più importanti del sentimento economico negli Stati Uniti.

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Di norma, il declino dei livelli di fiducia dei consumatori rilevata dall’istituto del Michigan accompagna una situazione di calo dei redditi o dei salari e precede un calo delle spese per i consumatori. Un valore di sentimento economico basso o in calo è così considerato un indicatore precoce di una crisi economica. Di conseguenza, i trader guardano sempre con attenzione tale indicatore per poter avere un’anticipazione di quel che avverrà nell’economia.

Si tenga conto, peraltro, che la stessa Università rilascia una valutazione preliminare denominata Preliminary Michigan Confidence. Si tratta di una stima che comprende circa il 60% delle risposte incluse nella stima finale e viene rivista alla fine del mese.

Come anticipato, gli indicatori sulla fiducia non riguardano solamente gli Stati Uniti, ma anche l’Europa. Nel vecchio Continente, il più importante indicatore nazionale (tralasciando pertanto il fatto che esistano indicatori aggregati di eurozona!) è quello tedesco, lo ZEW. Tale indicatore è una raccolta valori tratti da circa 350 economisti e analisti sul futuro economico della Germania per i prossimi sei mesi. L’indagine mostra l’equilibrio tra quegli analisti che sono ottimisti sul futuro economico della Germania e quelli che invece non lo sono.

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Crolla in Italia la fiducia di consumatori e imprese, si teme lunga crisi

A causa di Covid-19 l’indice del clima di fiducia dei consumatori a marzo è sceso da 110,9 a 101, mentre quello delle imprese da 97,8 a 81,7. Mai dall’inizio delle serie storiche si era avuta una caduta così ampia: 9,9 punti percentuali, battuto il record precedente dell’aprile 2020, ai tempi delle stangate del governo Monti

di Francesca Gerosa 27/03/2020 11:15

tempo di lettura

Crolla in Italia la fiducia dei consumatori e delle imprese a marzo per effetto dell’emergenza coronavirus. L’indice del clima di fiducia dei consumatori elaborato dall’Istat è sceso da 110,9 a 101, mentre quello del clima di fiducia delle imprese è passato da 97,8 a 81,7. “L’emergenza sanitaria e le conseguenti misure di contenimento adottate dal governo per limitare il contagio hanno pesantemente influenzato il clima di fiducia degli operatori economici”, ha commentato l’Istituto di statistica, spiegando che la rilevazione dei dati è stata effettuata tra il 2 e il 13 marzo 2020.

Gli indici, ha proseguito l’Istat, “nel mese di marzo raggiungono livelli particolarmente bassi sia per le imprese sia per i consumatori, portandosi sui valori registrati, rispettivamente, a giugno 2020 e gennaio 2020. Per quanto riguarda le imprese, nella manifattura, nei servizi e nel commercio al dettaglio si rileva una forte flessione delle aspettative, mentre i giudizi sulla situazione corrente subiscono un calo contenuto. Per quanto attiene ai consumatori, si evidenzia la caduta del clima economico e futuro che raggiungono il minimo da maggio 2020”.

Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono risultate in flessione, ma l’intensità del calo è stata marcata soprattutto per il clima economico e futuro, mentre il clima personale e quello corrente hanno registrato diminuzioni più contenute. Più in dettaglio, il clima economico
è passato da 121,9 a 96,2, il clima personale da 107,8 a 102,4, il clima corrente da 110,6 a 104,8 e il clima futuro da 112 a 94,8.

Per quanto riguarda le imprese, le stime dell’Istituto di statistica hanno evidenziato un calo molto ampio della fiducia soprattutto nei servizi (l’indice è sceso da 97,6 a 79,6), nel commercio al dettaglio (da 106,9 a 97,4) e nella manifattura (da 98,8 a 89,5). Invece, nel settore delle costruzioni l’indice di fiducia ha mostrato una flessione decisamente più contenuta da 142,3 a 139.

Più nel dettaglio, nell’industria manifatturiera sono peggiorati i giudizi sugli ordini e le scorte di prodotti finiti sono state giudicate in lieve accumulo; le attese di produzione hanno subito un drastico ridimensionamento. Per le costruzioni, l’evoluzione negativa dell’indice è stata determinata dal peggioramento dei giudizi sugli ordini e, soprattutto, dalla diminuzione delle attese sull’occupazione presso l’impresa.

Mentre nei servizi di mercato la brusca diminuzione dell’indice è stata determinata dalle aspettative sugli ordini, in forte diminuzione. Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, i giudizi sulle vendite sono risultati in lieve aumento, le scorte sono state giudicate in decumulo e le attese sulle vendite hanno registrato una forte caduta. Infine, a livello di circuito distributivo, i giudizi sulle vendite sono in miglioramento sia nella grande distribuzione sia in quella tradizionale. La flessione delle attese sulle vendite è più contenuta nella distribuzione tradizionale.

“A far crollare la fiducia è il fatto che oltre la metà delle aziende (51%) ritiene che l’impatto economico negativo sia purtroppo destinato a durare nel tempo”, ha spiegato Coldiretti/Ixè. Infatti, quattro aziende su dieci (41%) hanno registrato difficoltà economiche nella propria attività per effetto dell’emergenza coronavirus. Tra le imprese lasciate aperte in Italia circa il 50% lavora per garantire le forniture alimentari alla popolazione con oltre un milione di realtà divise tra 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari e 230mila punti vendita, tra ipermercati (911) supermercati (21101), discount alimentari (1716), minimercati (70081 e altri negozi (138000).

La filiera alimentare continua a operare con 3,6 milioni di persone con un valore dai campi agli scaffali, ha precisato la Coldiretti, pari a 538 miliardi di euro, il 25% del pil”. Anche per il Codacons il coronavirus “uccide le aspettative di consumatori e imprese sul futuro personale e su quello del paese. Sono state così smentite le errate previsioni, comprese quelle di alcune unioni dei consumatori, che nelle settimane scorse parlavano di effetti limitati del coronavirus su famiglie, prezzi e imprese”.

Mai, dall’inizio delle serie storiche, iniziate nel gennaio 2020, “si era avuta una caduta così ampia, pari a 9,9 punti percentuali”, ha rilevato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori. E’ stato “battuto il precedente record, registrato nell’aprile 2020, quando ai tempi delle stangate del governo Monti ci fu un calo di 7,3 punti”, ha ricordato Dona, aggiungendo che si tratta di “una diminuzione inevitabile, considerato che si tratta di una situazione d’emergenza che non ha precedenti storici, da dopo la seconda guerra mondiale in avanti. Il punto è se nel mese di aprile ci sarà una ripresa o un’ulteriore discesa, perché allora il crollo della fiducia potrebbe tradursi in un ulteriore peggioramento delle già precarie condizioni reali del Paese”. (riproduzione riservata)

Consumatori: la fiducia ai livelli massimi

La fiducia dei consumatori, per la valutazione del contesto economico, è di fondamentale importanza. Se si considerano i dati riferiti a giugno, il mese che sta per concludersi, le sensazioni sono positive.

L’indicatore della fiducia dei consumatori è elaborato dall’Istituto nazionale di statistica. L’Istat, di recente, ha introdotto delle innovazioni nell’indice che riguardano sia il campione di riferimento sia le tecniche di rilevazione e sembra che proprio con queste innovazioni si sia prodotto un innalzamento dell’indice.

A giugno, infatti il clima di fiducia rilevato tra i consumatori è passato dall’86,4 di maggio fino al 95,7 di giugno. Le variazioni che sono state introdotte, a livello statistico, potrebbero causare una certa discontinuità anche in relazione alle rilevazioni dei mesi precedenti.

In realtà è molto importante per i consumatori anche il provvedimento del governo relativo all’imposta sugli immobili. La sospensione del pagamento dell’IMU sulla prima casa, infatti, sembra aver dato nuova linfa ai consumi e suggeriscono un futuro migliore.

Le attese sulla situazione economica del paese sono migliorate di molto e anche in riferimento alla disoccupazione si è convinti che il panorama migliorerà. Ad avere una variazione positiva saranno anche le valutazioni sulla situazione economica delle famiglie, sulle possibilità di risparmio e sulle possibilità di acquisto dei beni durevoli.

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