Petrolio verso i minimi di 18 dollari al barile

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Quotazione e Prezzo del Petrolio in Tempo Reale Oggi

Il prezzo del petrolio è un indice fondamentale per l’andamento delle borse, esso è il motore dell’economia ed è la materia prima maggiormente seguita dagli investitori. Le tipologie di petrolio più diffuse sono il WTI ed il Brent, uno estratto negli USA e uno in Texas. Il massimo storico, prima della crisi, risale al 2008.

Prezzi e quotazioni del petrolio: come visualizzarla in tempo reale

La quotazione del petrolio non è mai stabile, oscilla perennemente, e proprio grazie alle oscillazioni è possibile guadagnare. Il prezzo varia in reazione a delle indicazioni macroeconomiche e in base all’impatto di alcune notizie. Ovviamente non è possibile con certezza prevedere cosa accadrà ma, studiando una serie di fattori, si può fare una previsione strategica.

Il prezzo del petrolio grezzo viene quotato in barili, un barile solitamente corrisponde a circa 159 litri di petrolio. Per visualizzare il prezzo in tempo reale è possibile affidarsi anche a siti online che riportano il valore e le variazioni dello stesso. Proprio grazie ai servizi offerti è possibile studiare i grafici e fare previsioni. Se sei interessato a fare trading online sarà fondamentale studiare le movimentazioni del petrolio per scoprire cosa ne determina l’andamento e come fare previsioni.

Fare Trading sul Prezzo del Petrolio

Se il tuo interesse è quella di fare trading sulle materie prime quali il Petrolio puoi farlo utilizzando un broker online, sicuro, affidabile e certificato che ti consenta di Comprare e Vendere Petrolio tramite lo strumento dei CFD. Ad oggi un broker affidabile, con interfaccia e supporto in italiano è www.plus500.com. (Il 76,4% dei conti CFD al dettaglio perde denaro)

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Tipologie di petrolio: cosa determina il prezzo dell’oro nero

Monitorare il mercato è fondamentale per approfondire le tipologie di petrolio esistenti in relazione alle piattaforme su cui circolano. Il Brent è associabile al mercato europeo, legato a oltre 19 campi petroliferi nel Mare del Nord. WTI è il West Texas Intermediate ed è comunque il più importante tra i due in quanto vanta una qualità molto pregiata e raffinata. Questo in termini pratici vuol dire che il prezzo è differente, hanno dinamiche simili per l’acquisto e per la vendita ma non si troveranno mai allo stesso prezzo.

Oltre a questa suddivisione che riguarda più che altro i mercati, l’oro nero viene caratterizzato da una ulteriore distinzione, si parla di petrolio tradizionale e Shale Oilovvero l’olio scisso. Questo è subentrato negli ultimi anni e viene prodotto dalle rocce ricche di cherogene. Questa sostanza consente di ottenere idrocarburi liquidi che vengono usati nei processi industriali.

Cosa influenza il prezzo del petrolio e la sua quotazione

Un dato interessante è la discesa di oltre il 70% tra il 2020 e il 2020. Il petrolio è sceso dai circa 110 dollari a barile del 2020 ai 30 dollari a gennaio 2020. Nell’ultimo periodo l’oro nero mantiene una quotazione che oscilla da un minimo di 40 dollari a barile ad un massimo di 75 dollari, con una media molto altalenante che continua a salire e scendere.

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Il crollo significativo avutosi nel 2020 è stato causato da più fattori, una crescita economica debole, calo dei consumi industriali e quindi un calo complessivo nella domanda di tutto il mondo. La situazione ha poi avuto una ripresa ma i valori non sono certo rientrati del tutto.

Il prezzo del petrolio è determinato dalla domanda e dall’offerta in primis, le compagnie petrolifere che si occupano di estrarre la materia dai pozzi vengono regolamentate sui prezzi da un organismo denominato OPEC. Tutti i paesi membri di questa organizzazione sono l’Arabia Saudita, l’Iraq, l’Iran, il Kuwait, il Venezuela, l’Algeria, l’Angola, la Libia, la Nigeria, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Equador mentre la Russia e l’America non fanno parte dell’OPEC, pur risentendo delle decisioni di questa sui prezzi. Il mercato del gas ha una importante influenza sui prezzi, come gli accadimenti geopolitici che riguardano i paesi sopracitati. La crisi economica determina invece una regressione, i consumi calano e quindi c’è un’offerta maggiore della domanda. Anche il valore del dollaro può avere un’influenza molto forte. L’insieme di tutte queste variabili influenza il costo dell’oro nero e le sue oscillazioni continue.

Il prezzo del petrolio Wti crolla ai minimi dal 2003

Il Brent è sceso sotto 28 dollari al barile (Goldman Sachs lo vede scivolare fino a 20 dollari al barile nel secondo trimestre). Il ministro del petrolio iracheno ha chiesto una riunione di emergenza dell’Opec+ per discutere azioni immediate per bilanciare il mercato. E al Cremlino qualcosa si muove

di Francesca Gerosa 18/03/2020 13:45

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Il prezzo del petrolio Wti crolla ai minimi dal 2003. Il benchmark americano Wti è sceso fino a 25,06 dollari al barile in mattinata per poi risalire di poco fino a 25,11 dollari al barile e perdere l’8,01% con la domanda penalizzata dalla pandemia di coronavirus e l’Arabia Saudita che ha aumentato la produzione a livelli record nella battaglia con la Russia per accaparrarsi quote di mercato. Sono livelli che non si vedevano da aprile del 2003, in coincidenza con il completamento dell’invasione dell’Iraq da parte delle forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Il Brent cede il 4,18%, a 27,53 dollari al barile. Il ministro del petrolio iracheno ha chiesto una riunione di emergenza dell’Opec+ per discutere azioni immediate per bilanciare il mercato petrolifero. E al Cremlino qualcosa si muove. Il portavoce di Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia sta guardando con grande attenzione ai prezzi del petrolio nell’aspettativa che ci possa essere una ripresa.

Gli Stati Uniti hanno detto che approfitteranno dei bassi prezzi del greggio per riempire la propria riserva strategica di petrolio di fronte alla probabile recessione del Paese alla luce del rallentamento dell’attività economica a livello globale e del crollo delle borse. Altri paesi e società stanno pianificando misure simili per riempire i serbatoi di stoccaggio.

“È probabile che le misure di contenimento in atto in tutto il mondo nel tentativo di frenare la diffusione del coronavirus possano provocare un ulteriore calo dei prezzi del petrolio”, ha previsto Michael Hewson di CMC Markets, osservando che la rottura dell’alleanza dell’Arabia Saudita e della Russia potrebbe essere stata il fattore catalizzatore del crollo dei prezzi, ma “non ci sono segni di ripresa della domanda di petrolio” nel prossimo futuro. “La pressione sui Paesi produttori di petrolio, così come sul settore dello shale oil, si intensificherà nelle prossime settimane”, ha precisato Hewson.

“Il mercato potrebbe essere diretto verso un “bagno di sangue”, in particolare tra i produttori di shale oil negli Stati Uniti, ha concluso l’esperto di CMC Markets. I prezzi del petrolio “sembrano combattere un mostro a tre teste: una recessione globale, un eccesso di offerta e un crollo della domanda”, ha aggiunto Edward Moya, analista di Oanda. “Nessuno prenderà un aereo per un bel po’ e le misure restrittive rimarranno in vigore per almeno un mese, pertanto sembra che il petrolio abbia solo una direzione da percorrere”, ha detto Moya.

Anche per Goldman Sachs il crollo della domanda di petrolio, a causa della diffusione del coronavirus, appare sempre più acuto tanto che la banca d’affari americana ha previsto un calo del prezzo del Brent fino a 20 dollari al barile nel secondo trimestre di quest’anno, ai livelli visti a inizio 2002, una contrazione della domanda di 8 milioni di barili al giorno entro la fine di questo mese, a causa della pandemia, e un calo annuale nell’intero anno di 1,1 milioni di barili al giorno, che sarebbe un nuovo massimo storico. (riproduzione riservata)

Petrolio a picco verso i 10 dollari al barile? È una possibilità concreta

Le analisi di Rystad Energy e IHS evidenziano sul mercato petrolifero un surplus di offerta mai visto prima, con il rischio di riempire del tutto gli stoccaggi entro pochi mesi.

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L’andamento del prezzo del petrolio è tra i temi più dibattuti per quanto riguarda l’energia, in questa fase dell’emergenza coronavirus (vedi anche la nostra intervista al prof. Ugo Bardi).

Come si evolverà il rapporto tra domanda e offerta? Di quanto si ridurrà il consumo globale di oro nero? Che esito avrà la guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia?

Intanto le quotazioni continuano a viaggiare molto al di sotto dei 30 dollari al barile (oggi a 22,6 $ al WTI) con la prospettiva, ipotizzata da alcuni analisti oltre che dalle stesse compagnie petrolifere, di crollare per qualche periodo fino a 10 dollari al barile.

A portare verso valori così bassi, infatti, potrebbe ampiamente contribuire l’eccesso di offerta e il progressivo riempimento di tutta la capacità globale di stoccaggio, a fronte di un perdurante calo dei consumi dovuto all’emergenza coronavirus.

La società di consulenza Rystad Energy, in una nota, spiega che il più grande surplus petrolifero mai visto nella storia in un singolo trimestre colpirà il mercato globale da aprile, creando uno squilibrio nell’ordine dei 10 milioni di barili giornalieri e mettendo in crisi gli impianti di stoccaggio, che non saranno più in grado di accumulare scorte.

Secondo le stime, il 76% della capacità mondiale di stoccaggio è già impegnata; in sostanza, afferma Rystad Energy, nel volgere di pochi mesi si saranno riempiti tutti i serbatoi.

Gli analisti, infatti, stimano che l’offerta supererà la domanda di circa 6 milioni di barili giornalieri in media nel 2020, accumulando così un ulteriore stock di circa 2 miliardi di barili in un anno; tuttavia, la capacità ancora disponibile arriva a 1,7 miliardi di barili.

Andando avanti di questo passo, chiarisce infine la nota, i prezzi sono destinati a seguire lo stesso andamento del 1998, quando l’indice Brent era sceso sotto 10 dollari al barile.

Cifre sostanzialmente analoghe, con minime differenze, sono state riportate da IHS, che al pari di Rystad Energy evidenzia la vulnerabilità crescente del mercato petrolifero con alcuni paesi, quelli con le minori capacità di accumulare la produzione nazionale inutilizzata (Nigeria e Canada, ad esempio), più esposti al rischio di dover rallentare o perfino chiudere i rubinetti dei giacimenti.

Ricordiamo che l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA, International Energy Agency) nel suo ultimo bollettino stimava che la domanda petrolifera calerà su base annua per la prima volta dal 2009, perdendo circa 90.000 barili giornalieri nel 2020 in confronto ai dodici mesi precedenti; ma le perdite potrebbero essere ancora più consistenti.

L’ultimo vertice dell’OPEC si era chiuso con il braccio di ferro tra sauditi e russi senza che si fosse trovato l’accordo per tagliare di 1,5 milioni di barili la produzione petrolifera quotidiana, in modo da ridurre il surplus di offerta sul mercato internazionale.

Allora l’Arabia Saudita aveva deciso di aumentare la sua produzione a 10 milioni di barili/giorno dal prossimo aprile e di offrire il suo greggio a prezzi scontati di qualche dollaro, con il chiaro obiettivo di mettere sotto pressione l’industria petrolifera russa (e anche quella americana dello shale oil), perché sia Russia che Stati Uniti non possono competere a lungo con prezzi del barile troppo bassi.

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