USA crollo di Wall Street dopo Boston

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Contents

Wall Street

I mercati e i robot programmati come il cervello umano

Spesso molti clienti che iniziano ad investire in borsa sono convinti che le cose avvengano come nel film “Wall Street”. Immaginano giovani yuppie rampanti. Tutti eccitati, presi a scambiarsi nervosamente titoli. Lo scenario и molto diverso. E’ l’epoca della robotizzazione finanziaria. Ogni giorno

– di Lorenzo Dornetti

Greggio Usa crolla ai minimi dal dopoguerra. Europa nervosa su rischio recessione

Il tonfo epocale del petrolio e gli allarmi sulla recessione in Ue frenano i listini. A pesare le indicazioni negative per l’economia di Banca di Spagna e Bundesbank. In attesa del decisivo Consiglio europeo del 23 aprile, Madrid propone un fondo da 1.500 miliardi di debito perpetuo. E lo spread risale a 242 punti

– di Andrea Fontana ed Enrico Miele

Usa o Europa? Chi vincerа la sfida delle Borse dopo Covid-19

I listini stanno iniziando a dividere il mondo tra i Paesi che usciranno bene e velocemente dalla crisi e quelli invece che faranno fatica. Cosм si allarga la forbice delle Borse

– di Maximilian Cellino e Morya Longo

Continua il recupero di Wall Street: sarа cosм anche questa settimana?

L’anomalia di questa crisi rispetto al passato apre scenari inediti ed и importante monitorare le dinamiche grafiche dei listini per capire i segnali che arrivano dal mercato

– di Andrea Gennai

Ford, rosso di 2 miliardi. Ricorso a bond high yield decennale

L’Ovale Blu sta entrando a vele spiegate nel mercato delle obbligazioni high-yield, quelle ad alto rendimento, che significano anche maggiore rischio per l’investitore ma anche alti interessi per l’emittent

– di Alberto Annicchiarico

Manager apocalypse a ottobre? Soluzioni ne abbiamo?

Chi sarа licenziato dovrа capire come affrontare la nuova sfida occupazionale: dipendenti e indipendenti, manager e stagisti, imprenditori e consulenti. Ho dialogato con associazioni manageriali per comprendere come vedono il futuro. Bruno Villani и presidente di Aldai-Federmanager. Il gruppo, associa i manager di tutti i comparti manufatturieri. Guido Carella di Manageritalia. Il gruppo associa i manager dell’industria dei servizi. Federica Dallanoce, vice presidente e segretario generale di.

Il piano Trump sostiene l’Europa e Wall Street. Petrolio sotto i 19 dollari, Milano +1,7%

Listini europei chiudono positivi sulla spinta del le linee per la (progressiva) riapertura dell’economia presentate da Washington. In Cina il Pil crolla del 6,8% nel primo trimestre ma gli investitori temevano una flessione piщ marcata. Lo spread chiude in calo a 229 punti base

– di Flavia Carletti e Andrea Fontana

Per Stripe round con valutazione da 36 miliardi $, Robinhood verso 8 miliardi

Il venture capital non si ferma: nuovi finanziamenti per i protagnoisti dello spostamento verso il digitale dei servizi finanziari

– di Pierangelo Soldavini

Fmi: Asia a crescita zero, prima volta in 60 anni

Cina e India resteranno perт in territorio positivo nel 2020 – Attesa per l’imminente rilascio dei dati sul Pil cinese del primo trimestre

– di Stefano Carrer

Wall Street senza brio frena l’Europa. Milano resta a galla con lo sprint Ferrari

La Borsa americana soppesa i dati sul lavoro: segnano una leggera discesa le nuove richieste settimanali di sussidi negli Usa, ma restano comunque sopra i 5 milioni a settimana. Gli investitori guardano ai numeri della pandemia che dovrebbe aver raggiunto i livelli di plateau in diversi Paesi e alle possibili riaperture allo studio. A Milano gli acquisti premiano anche Pirelli. Opa di Investindustrial su Guala Closures . Spread chiude in calo a 235 punti

Coronavirus, è lunedì nero. Wall Street crolla nella peggior seduta dal 1987. Milano -6%, Consob vieta vendite allo scoperto

I listini europei arrivano a perdere il 10% nonostante l’azzeramento dei tassi Usa, poi risalgono in parte. Per la Borsa Usa è un lunedì nero: Dow Jones sotto di quasi il 13%, Nasdaq del 12%. Il petrolio ai minimi da 4 anni. L’effetto del virus sull’economia cinese: primo tonfo (-20,5%) storico delle vendite al dettaglio, crolla la produzione. Goldman Sachs vede il Pil Usa a -3%. Lo spread chiude in crescita a 262, Bce attiva sui Btp

di RAFFAELE RICCIARDI

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Commento Dal turismo all’industria: perchГ© ГЁ una crisi mai vista

L’impatto della pandemia sull’Italia spa: possibile un danno da 641 miliardi di LUCA PIANA

MILANO – E’ un lunedì nero per le Borse. La mossa a sorpresa della Federal Reserve, che nella serata italiana di domenica ha praticamente azzerato i tassi e garantito acquisti di titoli per 700 miliardi di dollari nei prossimi mesi, non sortisce gli effetti desiderati sui mercati. Se l’Europa – dopo aver superato perdite del 10% – chiude in profondo rosso, ma in leggero recupero, per Wall Street si tratta di una giornata storica ma in senso negativo. Il Dow Jones chiude a meno 12,9% e il Nasdaq segue a ruota col meno 12,3%, nella peggior seduta dal 1987 in termini percentuali: nel lunedì nero del 1987, lasciò sul terreno oltre il 22%. In termini di punti assoluti è invece la sessione più nera di sempre con quasi 3 mila punti persi.

L’impatto del coronavirus sull’Italia spa: possibile un danno da 641 miliardi

Anche il Fondo monetario internazionale ha provato a far sentire la sua voce e assicurato – attraverso la direttrice Kristalina Georgieva – di esser pronto a mobilitare mille miliardi attraverso le sue linee di credito. Ma nulla è sembrato in grado di cambiare il verso dei mercati.

Dopo aver superato un ribasso anche superiore al 10%, Milano ha parzialmente recuperato fino al -3%, salvo poi chiudere in calo del 6,2%. Per domani è previsto lo stop alle vendite allo scoperto, su decisione della Consob su 20 titoli. Una decisione che ricalca, sia pur in misura minore, quella già presa venerdì scorso ma che potrebbe essere prorogata per 90 giorni.

Le società interessate domani, un gruppo più ristretto rispetto alle 85 del provvedimento deciso, dopo la caduta di Piazza Affari giovedì scorso per il giorno successivo, sono Azimut, Tim, Unicredit, Exor, Fca, Banca Generali, Leonardo, Ubi, Mediobanca, Fiera Milano Sanlorenzo, Mediolanum, Dovalue, Cerved, Ovs, Maire Technimont, Marr, Autogrill, Mps e Astm. Sulla stessa linea, per arginare la speculazione al ribasso, si stanno muovendo le autorità ‘gemelle’ della Consob in Francia e Belgio mentre la Cnmv spagnola è pronta ad avviare, come del resto ha fatto l’authority italiana, anche un intervento di maggior durata per intervenire su una più ampia fascia di titoli e per un periodo fino a 90 giorni.

Seduta difficile, in particolare, per Fca, che ha annunciato la chiusura forzata di molti stabilimenti Ue fino alla fine di marzo. Tra quelle che hanno retto meglio c’è stata Diasorin: la società del biomedicale sta portando a compimento la realizzazione di un test per diagnosticare in poco tempo la positività al COVID-19. Dinamica simile a Milano sulle altre Piazze europee, che hanno fatto solo un poco meglio di Piazza Affari: Parigi perde il 5,75%, Londra il 4,13% mentre la Borsa di Francoforte cede il 5,26 per cento. Wall Street ha segnato un avvio choc, con congelamento d’emergenza degli scambi. Poi, dopo un primo recupero, il dato è peggiorato in seguito alle dichiarazioni di Donald Trump che ha parlato apertamente di una “recessione” nel secondo trimestre dell’anno. Meno 12,9% per il Dow e meno 12,3% per il Nasdaq. Mai così male da 33 anni.

La recessione ci sarà, e forte, per gli esperti di Goldman Sachs: secondo la banca d’affari il coronavirus porterà il Pil Usa a scendere del 5% nel secondo trimestre dell’anno, dopo la crescita piatta dei primi tre mesi. Il consuntivo per il 2020 rischia a questo punto di essere uno striminzito +0,4%, dall’1,2% inizialmente stimato. Grave anche l’allarme lanciato da easyJet, che si fa portavoce delle difficoltà delle compagnie aeree e parla di “un futuro incerto” e di assenza di garanzia sul fatto che “potranno sopravvivere”.

“La Fed ha optato per un intervento d’emergenza nel fine settimana: credo che significhi che sono realmente preoccupati per l’andamento dell’economia” nel suo complesso, ha commentato a Bloomberg Kim Forrest, a capo degli investimenti di Bokeh Capital Partners. “In circostanze normali, una simile risposta di politica monetaria porrebbe un limite alle vendite sugli asset rischiosi e darebbe spinta per una risalita”, ha scritto in una nota lo strategist di Société Générale, Jason Daw. Ma questa volta sembra impossibile affidarsi alle tradizionali convinzioni: “Lo choc sulla crescita economica sta diventando esponenziale e giustamente gli investitori si chiedono cosa altro possano fare le Banche centrali” per evitare una spirale recessiva: le loro armi sono ormai tutte sul campo.

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Le vendite sulle Borse asiatiche

Questa notte, la Borsa di Sydney ha chiuso la seduta con la peggiore perdita registrata in un singolo giorno dal 1987: l’indice S%P/ASX 200 brucia 537,3 punti, a quota 5.002 (-9,70%). Solo Tokyo ha segnato un breve rialzo in avvio, dopo l’annuncio che la Boj, la Banca del Giappone ha anticipato ad oggi il meeting previsto per mercoledì e giovedì, per aumentare la gamma d’interventi a supporto all’economia con l’incremento degli acquisti annui di titoli di Stato e fondi comuni. Il Nikkei è poi però tornato in calo per chiudere a -2,46 per cento, mentre Hong Kong ha ceduto il 4,03%, Shanghai il 3,4% e Singapore il 3,7%.

I numeri che stanno uscendo in Cina danno la misura della portata economica del virus, con un tracollo del 24,5% annuo – nel primo bimestre del 2020 – degli investimenti delle attività fisse. Tra gennaio e febbraio, le vendite al dettaglio della seconda economia al mondo sono calate del 20,5% rispetto al 2020: il primo tonfo mai registrato dalla statistica di Pechino. Nello stesso periodo, la produzione industriale è scesa del 13,5 per cento: un dato che non si vedeva dai primi anni Novanta.

Petrolio di nuovo in caduta, giù anche l’oro

Tra le materie prime, il petrolio a New York è scivolato ai minimi da 4 anni in chiusura dopo aver brevemente navigato sotto i 29 dollari al barile, perdendo oltre il 9%, a causa della continua diffusione del coronavirus e ai timori per i suoi effetti sul commercio globale e sull’industrie turistica e dei trasporti. Nella seconda parte di giornata, il Wti era leggermente risalito sopra quota 30 dollari per poi chiudere ai minimi da 4 anni a 28,70 dollari al barile. La settimana scorsa sia il petrolio Wti che il Brent avevano perso oltre il 23%, mettendo a segno la loro peggiore settimana dalla crisi finanziaria del 2008.

Pesante correzione al ribasso anche per l’oro, che nella prima parte di giornata passa fin sotto i 1.500 dollari l’oncia. Il lingotto limita poi le perdite e alla chiusura dei mercati europei quota a 1.509 dollari.

Oro in calo: “Utilizzato per compensare le perdite dei mercati”

“La Repubblica si batterГ sempre in difesa della libertГ di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Crisi del 1929: storia e caratteristiche della Grande Depressione

Cause e conseguenze della crisi del 1929, la crisi economica che coinvolse tutto il mondo, e che inaugurò la Grande Depressione negli Stati Uniti

Devi conoscere

Cosa imparerai

  • Il contesto storico della crisi del 1929
  • Cause e conseguenze della crisi economica
  • Che cos’è il New Deal

Indice

Infobox

1 Introduzione alla crisi del 1929

Alla fine degli anni Venti il mondo sembrava avviato a superare i traumi della Grande Guerra, anche perché i rapporti fra le potenze mondiali attraversavano una fase di distensione e anche “il problema tedesco” sembrava avviato a una soluzione equilibrata soprattutto in seguito al Patto di Locarno del 1925.

Ma in questo quadro di apparente stabilità politica e sociale, nel 1929 si abbatté, prima negli Stati Uniti e poi nel mondo intero, una crisi economica tanto imprevista quanto catastrofica destinata a cambiare le sorti del Novecento.

Quella che avrebbe preso il nome di Grande Depressione, fece sentire i suoi effetti sia sulla politica che sulla cultura del tempo influenzando così lo sviluppo storico delle società occidentali. Sconvolse i vecchi assetti, accelerò le trasformazioni già in atto e mise in moto una catena di eventi che avrebbero presto portato a un nuovo conflitto mondiale.

Come ha scritto lo storico Eric Hobsbawm ne Il secolo breve, la storia dell’economia mondiale a partire dalla Rivoluzione industriale era stata una storia di progresso storico accelerato, di continua crescita economica e, sebbene nel corso degli anni si fossero presentate delle curve cicliche e fisiologiche, nel 1929 per la prima volta nella storia del capitalismo questa fluttuazione negativa mise in ginocchio l’intero sistema economico mondiale.

Per avere una stima reale delle sue conseguenze, basti pensare che senza il crollo dell’economia del 1929 non ci sarebbe sicuramente stato nessun Hitler e quasi certamente non ci sarebbe stato nessun Roosevelt.

È altresì molto improbabile che il sistema sovietico sarebbe stato considerato come una seria alternativa economica al capitalismo mondiale. La storia dell’intero pianeta risulta dunque incomprensibile se non si comprende a pieno l’enorme impatto che la crisi economica ha avuto da lì in poi.

2 La crisi del 1929 nell’Età del Jazz e la società dei consumi

Agli inizi degli anni Venti, quando ormai la Prima Guerra Mondiale era terminata, il dollaro americano era la nuova moneta forte dell’economia mondiale e per gli statunitensi cominciò un periodo di grande prosperità che prese il nome di Età del Jazz (1918-1929), magistralmente raccontata nei principali romanzi di Francis Scott Fitzgerald, lo scrittore americano che in quegli anni scriveva dell’USA gaia, ricca e spensierata dal primo dopoguerra, vittoriosa, quando il sogno americano pareva realizzato. Tra i suoi più celebri romanzi di quel periodo ci sono Di qua dal paradiso, Belli e dannati e Il grande Gatsby.

Da quel momento in poi proprio dagli Stati Uniti si cominciò a diffondere in tutto il mondo il fenomeno industriale della produzione in serie, il che favorì notevolmente un aumento della produttività e del reddito nazionale. Questa nuova espansione industriale portò anche notevoli mutamenti nell’organizzazione della vita quotidiana.

A metà degli anni Venti, infatti, tra le strade di New York e Chicago circolavano numerose automobili della Ford, una ogni cinque abitanti (in Europa, invece, solo una su ottantatré) e l’uso degli elettrodomestici come radio, frigoriferi e aspirapolveri si era largamente diffuso nelle famiglie grazie anche alla facilitazione finanziaria della rateizzazione. Nasceva la società dei consumi.

3 Crisi del ’29: prima la crisi dei valori, poi quella economica

Dal punto di vista politico c’era l’egemonia del Partito Repubblicano, che vedeva nei due presidenti che si succedettero in quegli anni (Warren G. Harding, 1921-1923, e Calvin Coolidge, 1923-1929) i massimi esponenti di una politica economica che promuoveva l’accumulo della ricchezza privata a scapito di opere in favore delle classi più povere.

Così, mentre gli operai di alcune industrie erano favoriti sul piano retributivo e assistenziale, assai misere restavano le condizioni di vita e di lavoro degli operai comuni, afroamericani e immigrati.

A tutto ciò si aggiunse una diffusa ondata di conservatorismo ideologico che investì le minoranze nazionali e razziali, con leggi limitative all’immigrazione per impedire la contaminazione della popolazione yankee (gli americani del nord-est i cui avi arrivarono prima del 1776) e la diffusione di ideologie sovversive europee, come il bolscevismo.

Il punto limite di questa reazione fu il caso del processo ai due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti , accusati di omicidio con una montatura giudiziaria e condannati a morte nel 1927 nonostante le numerose prove della loro innocenza.

Contemporaneamente ci fu un’ondata discriminatoria nei confronti della popolazione di colore, con la setta del Ku Klux Klan espressione del razzismo più isterico. Inoltre, alcune strade delle principali città americane vedevano quasi ogni giorno pericolosi regolamenti di conti tra bande rivali di gangster (Al Capone, Meyer Lansky e John Dillinger). Erano del resto anche gli anni del proibizionismo combattuto con la crescita di bar clandestini (chiamati speak-easy) che servivano alcool di contrabbando a volontà a chi possedeva molto denaro.

4 La crisi del 1929: storia e caratteristiche

Tuttavia, questa realtà sociale così articolata e contraddittoria, non intaccava l’ottimismo della borghesia americana e la sua fiducia nella moltiplicazione delle ricchezze. Ma il diffuso clima di incontenibile euforia speculativa, che aveva teatro a Wall Street sede della Borsa di New York, poggiava su fondamenta assai fragili. Ecco perché la crisi che presto sarebbe seguita fu il più grande terremoto mondiale che i maggiori storici dell’economia abbiano mai registrato sulla scala Richter.

La grande domanda di beni di consumo aveva fatto sì che l’industria producesse quantità sproporzionate alla possibilità di assorbimento del mercato interno. Si registrò così, in maniera costante dal 1920 in poi, un graduale crollo dei prezzi e successivamente anche della produzione industriale. Inoltre, la più grande economia mondiale, quella statunitense, forniva al resto del mondo molti prodotti e poche materie prime.

Così facendo, aveva riportato la propria economia indietro di almeno vent’anni, rendendola isolata (ma non per questo immune) dalle minacce di crisi economiche proveniente dal resto del mondo, soprattutto dall’Europa in ricostruzione (ad esempio la Germania), attraverso la costruzione di barriere doganali, pur sapendo che questo significava lo smantellamento del sistema mondiale del commercio su cui si basava si fondava la loro prosperità.

Di conseguenza, già nelle prime settimane di settembre del 1929 i titoli di Wall Street raggiunsero i livelli più elevati. Nonostante il diffuso clima di allerta, a cui seguirono alcune settimane di profonda incertezza economica, il 22 ottobre, il presidente della National City Bank dichiarò: “Non mi risulta ci sia nulla di fondamentalmente negativo nel mercato azionario, nelle imprese e nella struttura creditizia ad esso relativa“.

Il giorno successivo crollarono i prezzi fino a giovedì 24 ottobre, il “giovedì nero”, quando cominciò la corsa alle vendite che causò la definitiva precipitazione di valore dei titoli. Il 29 ottobre, invece, in quello che viene ricordato come il “martedì nero” ci fu il crollo definitivo della Borsa di Wall Street.

Seguirono drammatici suicidi di speculatori e agenti di borsa. Il crollo del mercato, oltre a colpire dapprincipio i ceti ricchi, ebbe conseguenze disastrose soprattutto per i ceti meno abbienti e poi si diffuse in tutto il paese e su tutto il sistema economico mondiale, che ormai dipendeva da quello statunitense. La disoccupazione di massa ebbe un impatto enorme e traumatico sulla politica dei paesi industrializzati.

L’immagine più consueta all’epoca era quella delle mense dei poveri, delle marce per il pane dei disoccupati. Una ferita profonda che lacerò l’intero corpo politico del tempo. La più endemica, insidiosa e corrosiva malattia di quel tempo, seconda solo alla Prima Guerra Mondiale.

La disoccupazione crebbe vistosamente e toccò cifre drammaticamente alte: gli Stati Uniti le persone senza lavoro erano 14 milioni, in Europa 15 milioni, causati anche dalla crisi del sistema bancario inglese, austriaco e tedesco. Emerse in tal senso una sostanziale impreparazione politica ad un cataclisma di quella portata. L’assenza di ogni soluzione a questo radicale tracollo mise in drammatico imbarazzo i responsabili della politica economica liberale.

Per intravedere qualche miglioramento ci vollero altri quattro lunghissimi anni e l’avvento del presidente Franklin Delano Roosevelt che, soprattutto dopo il 1933, avviò il rilancio produttivo e industriale attraverso il celebre New Deal . Ma all’orizzonte si addensavano le nuvole nere di un’insanabile crisi politica che, nel giro di sei anni, avrebbe trascinato di nuovo il mondo intero nell’abisso di una Seconda Guerra Mondiale.

La prova del nostro progresso non è quella di accrescere la ricchezza di chi ha tanto, ma di dare abbastanza a chi ha troppo poco

Franklin Delano Roosevelt

5 Guarda il video sulla Crisi del 1929

Concetti chiave

Introduzione alla crisi del 1929

  1. L’inizio degli anni Venti promette al mondo intero pace e prosperità, soprattutto in seguito al Patto di Locarno in cui anche la Germania viene ammessa nella Società delle Nazioni.
  2. Le normali curve dell’economia erano sempre state presenti, ma dal 1929 diventano pericolose e minacciano l’intero sistema economico mondiale.
  3. Il crollo dell’economia del 1929 avrà delle enormi conseguenze influenzando direttamente il corso degli eventi del Novecento.
  • La crisi del 1929 nell’Età del Jazz e la società dei consumi

    1. All’inizio degli anni Venti gli Stati Uniti rappresentano la forza dell’intera economia mondiale.
    2. La moneta più forte è il dollaro americano e nelle principali città statunitensi circolano numerose automobili e le case sono piene di elettrodomestici.
    3. Dal 1918 al 1929 gli Stati Uniti vivranno la cosiddetta Età del Jazz, un periodo di pace, spensieratezza e prosperità economica.
  • Crisi del 1929: prima la crisi dei valori, poi quella economica

    1. Il Partito Repubblicano americano spinge e promuove la corsa all’arricchimento privato e all’accumulo di capitali.
    2. Mentre crescono i capitali cresce pure il conservatorismo culturale e politico e così due italo-americani, Sacco e Vanzetti, vengono accusati, arrestati e condannati a morte con un processo ingiusto.
    3. Torna anche la minaccia xenofoba del Ku Klux Klan, espressione americana del razzismo più isterico e violento.
  • La crisi del 1929: storia e caratteristiche

    1. Il 29 ottobre 1929, dopo alcuni segnali di incertezza, la Borsa di Wall Street e l’intero sistema mondiale economico, crollano dando inizio a una crisi che durerà quattro anni.
    2. La crisi parte dagli Stati Uniti e si diffonde in tutto il mondo, causando effetti negativi sia sulla vita economica, sia su quella privata dei cittadini. Disoccupazione e all’orizzonte il profilarsi di un secondo conflitto mondiale
    3. Solo nel 1933 arriveranno i primi segnali di ripresa, soprattutto grazie al New Deal ideato dal presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt.
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